Thomas Ceccon ha tutti gli occhi addosso: per come nuota, per cosa dice. Gli Europei di Parigi, al via oggi, lo mettono di fronte alle emozioni dell’oro olimpico nei 100 dorso. Il vicentino è il campione che non può mai perdere, che in sette giorni deve nuotare a stile libero, dorso e farfalla. È iscritto a 5 gare, oltre alle staffette. A Roma vinse 4 ori e un argento.
Ceccon è appena tornato dall’altura in Spagna, l’ha definita ’21 giorni di carcere’.
«Per arrivare al meglio a Los Angeles 2028 voglio fare tutti i test possibili, sperimentare in montagna. Sono stati giorni impegnativi, mi sono allenato forte per andare forte. Sono curioso per i 200 dorso: a fine Europei tirerò le somme».
La scelta delle gare...
«Purtroppo è una malattia mia. È un vantaggio perché posso decidere quali fare e uno svantaggio perché non so mai quali fare. Siamo in pochi, però. Stavolta devo togliere i 100 farfalla per la contemporaneità con i 200 dorso, che mi interessano di più».
I sacrifici per la vita da campione?
«Da ragazzino quando c’erano i compleanni o dovevo andare al catechismo, dicevo no per allenarmi. Avevo l’idea di nuotare e diventare qualcuno. Nei ragazzi di oggi queste cose le vedo meno».
L’Australia cose le ha lasciato?
«Il gruppo, l’organizzazione, Mi piacerebbe chiudere la carriera a Brisbane 2032: sarebbe interessante».
Si è parlato di più della dormita nel parco del Villaggio che dell’oro olimpico.
«Purtroppo è vero, un po’ mi dispiace, però sembrava così surreale secondo me che il campione olimpico dorme per terra, quindi ci sta che ne abbiano parlato».
Ha pianto solo sul podio olimpico
«È passato un po’ inosservato, ero all’apice della carriera: avevo vinto l’Olimpiade!».
È molto seguito all’estero: perché schietto e imprevedibile?
«Sì, penso di sì, uno straniero apprezza di più questa cosa».
Anni fa sembrava molto interessato alla finanza legata alla tecnologia.
«Ho preso casa nuova, magari ora mi interessano le piante. All’estero ho scoperto il surf. Se ci fosse in Italia sarebbe un mio hobby».
I rivali che la preoccupano?
«Nei 100 dorso siamo tutti lì, forse una volta pativo un po’ l’americano Murphy: dovevo inseguirlo. Nei 200, mai fatti agli Europei, voglio avvicinare i più forti».
Tra Sinner, Antonelli, Bezzecchi, si vedrebbe in mezzo?
«Siamo forti ma senza il seguito che meritiamo. Ai Giochi il nuoto è visto tanto, ma in MotoGP e F1 fanno una gara a settimana, nel tennis un torneo a settimana Abbiamo visibilità 10 giorni l’anno, poi non se ne parla più».
Lei giocava a tennis...
«Magari nel tennis sarei diventato uguale o più o meno forte, non lo sapremo mai. Dico grazie nuoto».
Quando entra in modalità Ceccon?
«Il giorno delle gare».
Cosa la rende più fiero?
«Il percorso al di là delle medaglie e che mi porterà ad essere ciò che sono quando smetterò».
Controlla i ranking?
«Non serve a niente. Devi andare forte il giorno della gara che conta, che adesso è la finale degli Europei. Gli altri possono andare forte in stagione, ma poi i punti si fanno sul campo».
E tornare a Parigi da olimpionico che effetto le fa?
«Il posto è lo stesso ma sono qui per vincere altre medaglie: non conta niente se hai già vinto qui».
Abbandonerà mai i 100 dorso in cui ha vinto tutto?
«No, restano centrali, sono forse più forte».
Il ritorno della Russia?
«Può dare problemi, ma l’Italia resta una delle più forti».
