Avete figli minorenni o adolescenti? Io devo stare attento a mia figlia perché usa TikTok, così come le sue amiche usano TikTok, e tutti i loro amici di amici usano TikTok. E allora come mai Meta sta subendo un processo che potrebbe costarle fino a 1.400 miliardi di dollari di sanzioni, una cifra dell’ordine del valore dell’intera società, e si parla così poco di TikTok?
Attenzione, non sto dicendo che Meta sia innocente, anzi. Casomai Zuckerberg ha adottato da tempo proprio il modello reso dominante da TikTok: video brevi e sempre più idioti, scroll infinito e un algoritmo che impara rapidamente cosa mostrarci per impedirci di smettere di guardare. Da notare: Instagram con Reels e YouTube con Shorts sono arrivati dopo, visto il successo di Tik Tok.
E i numeri dicono che tra gli adolescenti americani dai 13 ai 17 anni TikTok viene usato quotidianamente dal 61 per cento, Instagram dal 55 e Facebook appena dal 20. Il 21 per cento dice addirittura di usare TikTok “quasi costantemente”, contro il 12 per cento di Instagram e il 3 di Facebook. In Italia non vedo statistiche altrettanto precise, e neppure in Europa: curioso, visto che l’Europa regolamenta praticamente tutto.
E allora come mai i telegiornali parlano soprattutto di Meta come responsabile dei danni agli adolescenti? Perché Instagram e Facebook sono oggetto di un unico maxiprocesso partito dall’azione di 29 Stati americani, mentre TikTok è sì sommersa di cause, tuttavia molte si risolvono con transazioni separate e richiamano meno l’attenzione. Ciò nonostante proprio ieri i senatori americani Marsha Blackburn e Richard Blumenthal hanno chiesto spiegazioni a TikTok su un esperimento interno del 2021: la società avrebbe modificato l’algoritmo per ridurre l’esposizione ripetitiva a contenuti potenzialmente dannosi, misurando contemporaneamente quanto questa maggiore sicurezza riducesse l’engagement, ovvero la capacità dell’app di tenerci incollati. I senatori vogliono sapere che cosa TikTok abbia imparato da quell’esperimento. Una cosa la sappiamo già: cinque anni dopo gli adolescenti sono ancora incollati a TikTok.
Altra cosa: singolare che gli Stati Uniti mettano sotto il microscopio innanzitutto una propria azienda (la spiegazione è quella suddetta, del maxiprocesso), mentre un telespettatore medio rischia di non sentire quasi mai parlare di TikTok, l’elefante cinese nella stanza.
D’altra parte noi quasi vecchi siamo a rischio di essere rimbecilliti da Instagram, e i vecchi da Facebook, la Villa Arzilla dei social network. Una cosa è certa: se Qualcuno volò sul nido del cuculofosse girato oggi, Jack Nicholson avrebbe avuto molta più difficoltà a organizzare la rivoluzione nel manicomio. Prima avrebbe dovuto convincere tutti a smettere di scrollare. E non sono sicuro neppure che l’indiano avrebbe sfondato il muro sradicando il lavandino. Sarebbe tornato a guardare un fesso che lo faceva per avere views su Facebook.
