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Quindi oggi

S’è svegliata Schlein, il campo largo è morto e Sanchez: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: la crisi della Spagna, il Pd contro il M5S e Ronaldo

Elly Schlein durante la Direzione Nazionale del PD. Venerdì 2 Ottobre. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) Elly Schlein during the PD National Executive meeting. Friday, October 2. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

Papa Leone pare avesse chiesto la grazia per Christa Pike, l’assassina che ieri è stata affidata al boia incapace di eseguire la pena di morte con due siringhe di veleno. Ok. Giusto. Niente di strano. Ma vogliamo dire, oppure no, che solo Papa Francesco ha tolto dal Catechismo della Chiesa cattolica il ricorso alla pena capitale come possibilità nel caso in cui questa “fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”? Era il 2018. L’altro ieri. Cioè: va bene indignarsi, però non è che il Vaticano fosse poi così coerente fino all’altro ieri con la richiesta di pene umane in giro per il mondo.

Non sono favorevole alla pena di morte, anche se ricordo sempre che chi viene condannato a morire di norma ha a sua volta imposto una pena capitale alla propria vittima. Vittime che spesso vengono dimenticate, in queste storie. Pike non doveva soffrire. Pike, se volete, non deve neppure andare all’altro mondo. Ma ricordiamo che - malata di mente o meno, abusata o meno che fosse - ha tolto la vita a una ragazza innocente. E questo non può essere cancellato con un tratto di penna.

Quale penso sia la giusta pena? Non la morte, ma il carcere a vita. Ma a vita davvero, senza sconti, redenzione, semilibertà e lavoro fuori dalla galera. La giustizia giusta credo sia questa: quella che condanna SOLO in presenza di prove certe, che non si accontenta di processi “indiziari” (vedi Stasi), che valuta lo stato psicologico del reo e ammette la legittima difesa, ma che quando emette la sentenza poi la fa rispettare per davvero. Hai ucciso un uomo volontariamente? Resti dietro le sbarre vita natural durante.

Il nostro amato Sergio Mattarella, quando i poliziotti presero a manganellate gli studenti che cercavano di forzare un blocco di polizia, se la prese con gli agenti emettendo un imbarazzante comunicato contro di loro e contro l’uso degli sfollagente. Io ricordo il dibattito di quei giorni. Ricordo gli editoriali indignati per l’uso della forza contro i ragazzini. Ricordo come sono stati crocifissi, indagati, spostati, redarguiti i membri delle forze dell’ordine che non fecero nulla di male se non utilizzare lo strumento che lo Stato, la Costituzione, il governo e pure Mattarella indirettamente mettono loro a disposizione. Oggi, invece? Oggi niente. Di fronte ai 1700 arresti (millesettecento) in Francia; di fronte alle immagini della polizia schierata in tenuta antisommossa; di fronte ai manganelli utilizzati senza pietà; di fronte ai 119 studenti feriti (centodiciannove), più degli agenti (83), una roba che in Italia non capita mai; di fronte a tutto questo, il silenzio. Nessuno grida al fascismo. Nessuno grida alla repressione. Nessuno grida allo stato di polizia. Forse perché a Parigi governa Macron, il salvatore dell’Europa, e non quella destra di Giorgia Meloni?

Franco Gabrielli scende in campo con Ernesto Maria Ruffini. Se non fosse vero, parrebbe una barzelletta: ci sono l’ex direttore del Fisco e l’ex capo della Polizia che… roba da sbellicarsi. Gabrielli dice che avrebbe potuto aspettare che un governo gli assegnasse un qualche incarico. E chi è, un Santo?

Scusate: mi sapete dire a quanto viene accreditato il movimento “Più Uno” di Ruffini che ora vanta pure Gabrielli nelle sue fila? Lo zerovirgola quanto?

Quindi se un ex generale dell’Esercito entra in politica, scandalo. Se lo fa un ex superpoliziotto, con ruoli anche nell’Intelligence, tutto ok.

Razzi spera di potersi candidare, magari con Vannacci. Vi prego: ditemi che lo farà, ditemi che il generale lo accetterà. Sarebbe una combo indimenticabile.

“La remigrazione? Io l’ho fatta con quello che c’è. Non serve una nuova legge: bisogna prendere un immigrato alla volta, capire qual è il problema e cercare di risolverlo. Basta volerlo”. Questo genio si chiama Stefano Soldan, fa il sindaco di Pieve di Soligo, e nei giorni scorsi ha pagato coi fondi pubblici il volo di rientro in Marocco a un uomo che da 2 anni non aveva lavoro, casa né famiglia. Per campare rubava. E così il primo cittadino gli ha detto: ma perché non te ne torni a Casablanca? Lui ha accettato, gli hanno pagato il volo e tanti saluti. Impraticabile, come politica generale. Però ai sindaci viene chiesto di trovare soluzioni ai problemi locali. E questo ci è lodevolmente riuscito. Chapeau.

Ieri vi ho scritto cosa pensavo del caso Ronaldo. Lui ha torto marcio, perché a 42 anni non puoi pensare di avere il diritto a entrare in campo. Però il Portogallo non può trattarlo così e no, non può assegnare il giorno dopo la maglia numero 7 a Rafa Leao. Non ha senso. Non è giusto. Non è rispettoso. Se ne pentiranno.

Ho visto l’intervista a Rashida, la signora marocchina a cui il sindaco di Cadoneghe ha negato la cittadinanza il giorno del giuramento perché non spiccicava una parola di italiano. Giusto così, sia chiaro. L’ha riconosciuto il Viminale. È stato confermato dal secondo e dal terzo tentativo di giuramento, tutti andati a vuoto. E pure il figlio alla fine ha dato ragione al leghista Schiesaro nonostante le critiche dei soliti progressisti che urlano al razzismo: “Lei - ha detto - deve imparare l’italiano”. Fine. Ma qui ci sono due fattori da tenere in considerazione. Il primo è il dramma di questa donna: non è arrivata ieri in Italia ma 15 anni fa, eppure non riesce neppure a comprendere le domande più banali, figuriamoci il significato profondo del giuramento sulla Costituzione che aveva provato a mandare a memoria. Non vedere l’enormità di una storia, che magari sarà anche un caso limite, anche se non è la prima volta che accade, ma da cui non può non nascere una seria riflessione sulla concessione della cittadinanza. Come ha detto il figlio di Rashida, infatti, “molti stranieri leggono il giuramento, ripetono la formula e a loro danno la cittadinanza”. E questo, purtroppo, è un dramma politico. Stiamo parlando del passaporto italiano. Della cittadinanza. Del sentirsi parte di una comunità. Di una nazione. Se un domani a Rashida succedesse qualcosa in giro per il mondo, il governo italiano dovrebbe intervenire per tutelarla perché cittadina tricolore. Sarebbe in grado, dico per semplificare, di spiegare alle autorità di cosa avrebbe bisogno?

Devo dire che per una volta Elly Schlein mi è piaciuta un po’ di più, nella sua relazione alla direzione del Pd. Si è svegliata. È stata pungente. Ma non tanto verso il governo (i 10 motivi per chiedere le dimissioni di Meloni sono un po’ debolini, se posso), bensì verso i suoi alleati. Tutti corretti, i ragionamenti: noi del Pd ci siamo sudati il fatto di essere il primo partito di opposizione; nelle trattative sul programma di coalizione uno non vale uno, perché noi siamo più rappresentativi; se questo dibattito fosse stato fatto nel 2023, quando il Pd nei sondaggi era dietro al M5S, di sicuro Conte non avrebbe “spinto” per il federatore. Piccolo problema: dopo l’intervista di ieri di Giuseppi (“io ho proposto un terzo nome, il Pd ha detto di no”) e questa intemerata di Elly, direi che il campo largo è definitivamente morto. O giù di lì.

Sanchez cade sul folle decreto contro gli affitti. La verità? Era assurdo che governasse grazie al sostegno di un partito di destra separatista. Adesso si andrà alle elezioni e Pedro spera che le manifestazioni contro il caro affitti faccia dimenticare agli spagnoli il disastro di Ceuta. È una scommessa. Vediamo se gli riesce.

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