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Attualità

Fakir, collettivi e sindacati preparano uno sciopero generale

All’assemblea presenti anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia, e Ilaria Cucchi

Prima e dopo A sinistra si vede Fakir caduto per terra prima dell'intervento degli agenti in un'immagine della bodycam di uno dei due agenti. Sopra, invece, una foto dell'uomo sorretta da una manifestante nel corso delle proteste che sono esplose in città i giorni seguenti

Fakir doveva morire ed è giusto che sia morto: questo è il segnale della propaganda di Stato”, così l’avvocato Fabio Anselmo, difensore della famiglia di Abderrahim Fakir, 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro lo scorso 19 luglio, ha parlato durante l’evento organizzato dal collettivo bolognese “Làbas” al quale ha partecipato anche Ilaria Cucchi, europarlamentare di Avs. L’avvocato sostiene che che quella prodotta “è la reazione violenta, da un punto di vista verbale e comportamentale, rispetto alle immagini imbarazzanti di quel video che ritraggono gli ultimi momenti di vita di Fakir, dove non riesce a respirare e purtroppo quell’azione non si ferma”.

Cucchi ha aggiunto che “Abderrahim è morto soffocato nessuno di noi ha alcun dubbio”, ma “ancora una volta non si vuole ammettere una cosa chiara: è più semplice mettere tutto a tacere. Pensate, quindi, se non ci fossero state quelle immagini”. L’avvocato ha poi aggiunto che “gli attacchi continui sono un segnale mafioso che lo Stato dà alle famiglie di chi subisce gli abusi: il segnale mafioso è ‘non ce la farete ad avere giustizia, dovrete ipotecare case, dovrete spendere quello che avete e non avete’”. I collettivi universitari, il sindacato Sì Cobas e le realtà che hanno animato le proteste dopo la morte del 42enne, hanno convocato l’assemblea nella facoltà di Lettere, occupata per l’occasione.

“L’assemblea di oggi ha rinnovato la necessità di continuare a mobilitarci per Fakir, ma anche di continuare a costruire un percorso antirazzista”, hanno dichiarato dal Cua, una delle sigle più attive dell’antagonismo universitario bolognese. Il prossimo appuntamento è stato fissato il 30 settembre, quando verrà lanciato anche uno sciopero generale, con il coinvolgimento dei sindacati di base e l’invito ad aderire anche per gli altri sindacati. “Abbiamo raggiunto una conclusione: continuare a mobilitarci fino a quando non usciranno verità e giustizia per Fakir”, hanno detto dai Sì Cobas. Tra le iniziative discusse anche una mobilitazione davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura di Bologna per protestare contro i tempi di rilascio dei permessi di soggiorno. In ogni caso i promotori hanno ribadito l’intenzione di proseguire la protesta “pacificamente” e nel rispetto della legge.

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