È l’abbraccio tra Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, il prete francese sgozzato nel 2016 a Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino Rouen, in Francia, con Nassera Kermiche, la madre di uno dei killer, la fotografia che ha aperto la 47esima edizione del Meeting di Rimini.
Roseline racconta le ultime ore insieme al fratello, prima di apprendere del suo assassinio; Nassera ricorda gli attimi in cui le hanno detto che suo figlio era tra gli assassini del sacerdote. Anche il giovane morì durante l’agguato. Dal palco del Meeting, tra la commozione e qualche lacrima, arriva un messaggio forte e chiaro: «Io e Nassera siamo l’esempio che ci si può incontrare, senza giudicarsi, superando il dolore, al di là delle differenze», dice Roseline. Il «perdono» è la parola più difficile da mettere in pratica. Racconta la sorella di padre Hamel: «Sono stata a lungo alla ricerca del perché di quanto successo. Invocavo Dio, sono arrivata a pensare anche alla morte. Poi mi sono chiesta se ci fosse qualcuno che potesse soffrire ancora di più di me. E ho pensato alla madre di quel giovane attentatore. Ho ricercato Nassera e l’ho incontrata. Lei era li che mi aspettava».
«Dobbiamo poter vivere insieme su questa terra dice da parte sua la madre del killer -. Abbiamo una sola terra e siamo tutti esseri umani. Siamo tutti abitanti della stessa terra e occorre imparare a vivere insieme, senza violenza, senza odio e nella pace». Poi racconta il giorno in cui la sua vita è cambiata, per sempre. «Quella notizia ci è piombata addosso come se ci fosse crollato il mondo», dice dal palco del Meeting, dove è arrivata con gli occhiali da sole e seduta quasi di spalle per motivi di sicurezza e per evitare di essere riconosciuta. Le due donne, che insieme hanno scritto il libro «Sorelle di dolore» (Ed. Ares e Libreria Editrice Vaticana) potrebbero incontrare oggi il Papa, in occasione della sua visita al Meeting. Nassera lo spera: «Questo Papa continua a predicare la pace in ogni occasione. Vorrei ringraziarlo per il messaggio che ogni giorno ci lascia».
E Roseline Hamel spera di vedere presto beato il fratello. «Ho grande speranza, ma questa beatificazione si fa attendere, benché papa Francesco avesse chiesto che fosse fatta nei cinque anni successivi. Purtroppo stiamo ancora aspettando. E vorrei formulare a Papa Leone l’auspicio che la beatificazione di mio fratello possa avvenire prima che io lasci questo mondo; e penso che il martirio che ha subito, con quella violenza, meriterebbe uno sguardo nuovo «su questo dossier, affinché la beatificazione si compia prima che io lasci questo mondo». «In tanti mi dicono che padre Jacques è già santo conclude Roseline ma a Rouen tutti ci rammarichiamo per questa lentezza e a volte, scherzando, diciamo: Speriamo che non accada come per Giovanna d’Arco. Per lei servirono 500 anni di attesa».
