Dopo la prima volta le mani attorno al collo gliele ha messe ancora, stringendo fino a farla morire. I primi risultati dell’autopsia, eseguita ieri mattina sul corpo di Tania Terrin, confermano la morte per soffocamento. Il professor Claudio Terranova dell’Università di Padova, incaricato dalla procura di Venezia, ha infatti constatato la rottura dell’osso ioide del collo, compatibile con la dinamica ipotizzata. Sul collo della 39enne, uccisa a Ferragosto nella sua abitazione a Camponogara nel Veneziano, sono poi stati trovati alcuni segni ed escoriazioni. Altri elementi serviranno però a completare il quadro delle ultime ore di vita della donna, degli ultimi istanti assieme all’ex diventato assassino. Il pm di Venezia Stefano Strino ha chiesto al medico legale la relazione sull’autopsia in 30 giorni, ma al momento
lo strangolamento risulterebbe essere la causa della morte. Ai Ris di Parma intanto sono stati inviati quei due bicchieri trovati in casa della 39enne, alla ricerca del dna di Dino Keber. Si crede infatti che l’uomo sia stato fatto entrare in casa (non c’erano segni di effrazione nell’appartamento) e abbia bevuto con la ex, prima di toglierle la vita. Di certo il 43enne abusava di alcolici ed era stato seguito quattro anni prima da un centro di salute mentale, ma si era presentato solo a due o tre sedute. Non aveva mai fatto terapia né preso medicine.
Un femminicidio consumato, un fascicolo già chiuso, con il colpevole che si è tolto la vita. E mentre si attende la data dei funerali (sarà lutto regionale in Veneto), il caso di Tania ha riacceso i riflettori sulla violenza di genere, fenomeno che proprio nei giorni a ridosso di Ferragosto ha trovato la sua plastica
e drammatica rappresentazione da Nord a Sud. Il caso Terrin ha rianimato anche gli odiatori con minacce social ricevute dalla consigliera in Regione Veneto Monica Sambo. «Fatevi una risata: vi resta poco da vivere ancora», questo il commento lasciato alla consigliera, la quale ha annunciato che sporgerà denuncia. Intanto il ministero della Giustizia ha informato nelle scorse ore che il caso «nella sua gravità, è oggetto di valutazione, ma che nessuna iniziativa è stata intrapresa». Il riferimento è all’eventuale invio di ispettori alla procura di Venezia, ipotesi che si era fatta strada nelle scorse ore dopo le dichiarazioni del sottosegretario Alberto Balboni.
