Ci sono automobili che cercano di adattarsi alla città e altre che finiscono per cambiarne le abitudini. La smart fortwo appartiene alla seconda categoria. Per anni è stata la piccola sagoma che appariva all’improvviso tra due Suv, occupava mezzo parcheggio e trasformava pochi centimetri di asfalto in uno spazio possibile. Un oggetto diventato costume, prima ancora che automobile. Ora quella formula ritorna. Si chiama smart #2 e non vuole essere una semplice riedizione nostalgica, ma la reinterpretazione elettrica e contemporanea dell’idea che ha reso celebre il marchio: due posti, dimensioni minime e una vocazione dichiaratamente urbana. Per la sua prima apparizione europea smart ha scelto Roma, quasi una prova di coerenza progettuale. Vicoli, sampietrini, parcheggi contesi e strade nate per bighe e carrozze e successivamente adattate per l’automobile. Il terreno ideale per raccontare una vettura costruita intorno ai limiti della metropoli. Il prototipo anticipa il modello che sarà svelato definitivamente a Parigi entro la fine dell’anno. Le proporzioni richiamano immediatamente la fortwo: sbalzi ridotti, ruote spinte verso gli angoli della carrozzeria, abitacolo raccolto e una silhouette bicolore che conserva l’identità della piccola smart senza copiarne il passato. Le portiere senza cornice e le superfici levigate aggiungono un tono più maturo, mentre il principio seguito dai progettisti è riassunto nello slogan “Function becomes Fashion”: la funzione diventa stile. La vera trasformazione si scopre però all’interno.

La #2 propone un sedile continuo a panca, una plancia sviluppata secondo una forma a “S” e un ambiente volutamente aperto, nel quale la tradizionale separazione tra conducente e passeggero viene attenuata. L’obiettivo è sfruttare ogni centimetro disponibile, creando una sensazione di spazio superiore a quella suggerita dalle dimensioni esterne. “Con la futura smart #2 riportiamo al centro ciò che ha reso smart un’icona urbana, ma lo facciamo con una visione completamente contemporanea”, spiega Lucio Tropea, CEOdi Smart Italia. “Ogni scelta progettuale – aggiunge il manager - dagli interni alla piattaforma, nasce per trasformare i limiti della città in opportunità: parcheggi stretti, spazi ridotti, necessità di muoversi con sicurezza, rapidità e semplicità. È un’auto pensata per chi vive davvero la città, dove la tecnologia non si mostra per stupire, ma lavora per rendere la vita quotidiana più libera, fluida e intelligente”. Sotto la carrozzeria debutta la piattaforma ECA, Electric Compact Architecture, sviluppata specificamente per una vettura elettrica ultracompatta. La batteria avrà una capacità indicativa di 35,7 kWh, con un’autonomia obiettivo di circa 300 chilometri secondo il ciclo Wltp.

La ricarica rapida dal 10 all’80% dovrebbe richiedere meno di venti minuti con le colonnine veloci. Numeri sufficienti a superare i confini del centro cittadino, senza trasformare la #2 in un’automobile più grande del necessario. La sua qualità principale resta infatti l’agilità: il diametro di svolta dichiarato è di 6,95 metri, un valore che promette inversioni e manovre quasi impossibili alle vetture tradizionali. Torna anche la cellula Tridion, elemento simbolico e strutturale delle precedenti generazioni, aggiornata per integrare le esigenze di sicurezza della nuova architettura elettrica. Perché piccolo, nelle intenzioni di smart, non dovrà significare fragile o essenziale. Dopo aver allargato la gamma con modelli più grandi, il marchio sino-tedesco torna così al punto dal quale tutto era cominciato. Non per rinnegare il presente, ma per recuperare la propria idea più riconoscibile.
La smart #2 non promette di risolvere il traffico e nemmeno di regalare nuovi parcheggi. Ma potrebbe tornare a fare ciò che la fortwo sapeva fare meglio di qualunque altra automobile: trovare spazio dove, fino a un momento prima, sembrava non essercene.