Poste manca l’obiettivo del 90% nell’offerta pubblica di acquisto su Tim che, per ora, resta quotata a Piazza Affari. Nell’ultimo giorno di sottoscrizioni, la quota in mano al gruppo guidato da Matteo Del Fante è salita all’85,82%, dal 75,6% di giovedì sera. Nel dettaglio, le adesioni sono arrivate al 65,72% del capitale, ma a questa percentuale andava sommata la quota già in mano all’acquirente (circa il 20%). Tirando le somme, dunque, Tim non sarà revocata dalla quotazione, né scatta in automatico lo squeeze-out (con il 95%), cioè il diritto di acquistare le azioni dei soci rimasti anche senza il loro consenso. Ora quindi si aprono vari scenari; Poste potrebbe comprare sul mercato oppure potrebbe fondere Tim con un’altra controllata, come Poste Mobile, per fare un esempio. In questo modo dovrebbe liquidare cash gli azionisti che non hanno aderito all’Opas.
Ben inteso, Poste ha già conquistato il controllo di Tim: alla fine della
prima fase le adesioni hanno raggiunto il 66,627%. Nella riapertura appena andata in scena (21-25 settembre) non doveva quindi più raggiungere una soglia minima per rendere valida l’operazione, perché ha rinunciato alla condizione del 66,67%.
Quanto al delisting di Tim, resta possibile nei prossimi mesi anche sotto il 90%. Con più di due terzi del capitale, Poste controlla l’assemblea straordinaria di Tim. Può quindi approvare da sola una fusione dell’operatore con Poste stessa o con una società non quotata del gruppo e ottenere così l’uscita dalla Borsa. La strada però è più lunga e più complessa. Poste non può obbligare le minoranze a vendere. In più, i soci che non votano a favore della fusione hanno diritto di recesso e Poste deve liquidarli.
In ogni caso l’integrazione si farà comunque: la logica industriale che sta dietro all’operazione SuperPoste è quella di mettere insieme due grandi piattaforme, una finanziaria e commerciale e l’altra tecnologica e infrastrutturale, per costruire un ecosistema più ampio di servizi.
Da una parte c’è la rete capillare di Poste, con milioni di clienti e attività che spaziano dai pagamenti al risparmio, dalle assicurazioni ai servizi finanziari; dall’altra c’è Tim, con la sua infrastruttura di rete, la connettività e le competenze tecnologiche. L’obiettivo è far dialogare queste due realtà e creare nuove possibilità di vendita incrociata, Portando servizi finanziari e assicurativi attraverso i canali digitali e di comunicazione di Tim e, viceversa, sfruttando la rete commerciale di Poste per sviluppare ulteriormente i servizi di connettività. Il vero valore dell’operazione sta nella possibilità di unire rete fisica, rete digitale, pagamenti, risparmio, assicurazioni e connettività, facendo leva sulle rispettive basi clienti. Tutti dettagli che saranno svelati nel piano industriale che vedrà la luce nei primi mesi del 2027 a meno di slittamenti legati all’andamento dell’Opa.
