- Leggo su Repubblica la seguente cosetta: “A sera, lo stato maggiore meloniano veicola una sola certezza: un testo sulla scuola approderà oggi in Consiglio dei ministri. Il resto è avvolto da nebbia fitta. Appeso a una trattativa serrata tra gli uffici di Palazzo Chigi e del Quirinale. Il Colle chiede di garantire una scuola vicino casa a tutti gli studenti e frena sul divieto di burqa e niqab in classe”.
- Due appunti: 1) fatemi capire: agli studenti stranieri di Quarto Oggiaro dobbiamo “garantire” la scuola vicino a casa? E perché va bene se chi abita in frazioncine o paesini lontani dalle città, ma senza abbastanza bambini da avere una scuola, prende autobus o mezzi privati per raggiungerla? Ho abitato per 2 anni in Valtellina. I bambini delle frazioni di Isolaccia, tipo San Carlo o Semogo, che distano 10 minuti di strada di montagna dalle elementari, non chiedono di avere l’istituto a due passi da casa: si adeguano. E quando vanno alle superiori, da lassù raggiungono Bormio (20 minuti di curve, da fare anche con la neve). Mi volete dire quindi che Abdul da Pioltello non può andare a Cernusco sul Naviglio? Eddai!
- “Dunque va garantito il diritto a una scuola vicino casa”, scrive Repubblica. “Si ragiona della distanza massima di un paio di chilometri”. Ma stiamo scherzando? Se dovesse diventare legge un provvedimento del genere, significherebbe costruire scuole in mezza Italia per garantire a chi vive nelle frazioni più sperdute dell’Appennino o delle Alpi una scuola “entro due chilometri”.
- Seconda cosa: ma davvero al Colle frenano sul divieto di burqa e niqab a scuola? Cioè: ci hanno fracassato i cosiddetti sulla laicità della scuola, sul fatto che il crocifisso no e guai a fare religione, ma accettiamo che le bambine vengano velate tra i banchi e vietiamo (questo vale in molte scuole superiori) i pantaloncini corti d’estate perché sono poco consoni. Oh: io sono per la libertà assoluta. Ma allora possiamo anche permettere agli studenti di quinta superiore di venire in aula con le minigonne, le canottiere, i pantaloni corti, le mutande in vista e, perché no, anche magliette con su scritte oscenità e bestemmie. Se vale tutto, allora vale tutto.
- Quindi fatemi capire: se muore un operaio durante i lavori notturni al Colosseo, il ministro - dopo le richieste della Cgil - chiude l’intero sito in barba alle prenotazioni dei turisti. I quali, giustamente, sono inca***ati. C’è gente che arriva dalla Francia, dalla Spagna, dall’Australia, dal Sudafrica per vedere l’Anfiteatro Flavio. Prenota mesi prima. Magari ha tutto l’itinerario calcolato al millimetro: o entra oggi nell’Arena oppure non la vedrà magari mai più. Con spreco di soldi e tempo. Non dico che il povero Andrea non vada ricordato. Non dico che il ministro non debba mettere una corona di fiori e chiudere il pezzo interessato dalla tragedia per permettere ai magistrati di accertare tutte le responsabilità. Ma se applicassimo il principio della Cgil (deve restare chiuso), allora per ogni decesso dovremmo chiudere tutto: muore qualcuno sui binari del treno? Fermiamo tutti i treni d’Italia, non solo quelli interessati dalla tratta. Un marinaio cade in mare? Chiudiamo tutti i porti per un giorno. Accade un disastro aereo? Azzerati tutti i voli, per due giorni.
- Secondo un sondaggio YouTrend, lo stop al bollo auto sarebbe valutato negativamente dal 58% degli italiani contro il 33% che ne dà un giudizio positivo. Bene. Solo che le risposte possibili, per come sono formulate, sono un tantino tagliate con l’accetta e non riguardano il provvedimento in sé, ma la sua valutazione politica (propaganda o aiuto concreto?). Infatti il 45% degli elettori di Vannacci la valuta negativamente, probabilmente più guidato dal desiderio di andare contro Giorgia Meloni che dalla valutazione dell’abolizione in sé. In ogni caso suggerisco a chi la considera una mancetta utile a “raccogliere un facile consenso in vista delle elezioni” di continuare a pagarlo. Ne ha facoltà.
- Fa bene Meloni ad andare alla Milano Fashion Week e non all’Assemblea dell’Onu? Sì. Avete mai visto decidere qualcosa al Palazzo di Vetro? No. Chiacchiere. Solo chiacchiere, tanto poi tutto dipende dal veto dei cinque che compongono il Consiglio di Sicurezza. Quindi…
- El Mundo dice che la Cia dice che la Russia pensa di attaccare l’Italia, la Francia e la Spagna con dei droni lanciati da navi mercantili. Il ministro Crosetto smentisce. A chi credere? A El Mundo boh, da qualche parte avrà avuto la soffiata. Alla Cia ari-boh, considerando l’Iraq. Ma trovo un tantino suicida, per Mosca, attaccare tre Paesi Nato quando è riuscita a malapena a conquistare una regione dell’Ucraina. Ecco, l’ho detto.
- Affidabili, ’sti sondaggi sul Campo Largo. Un giorno leggi che stravince Giuseppe Conte, l’altro che avanza Elly Schlein. La verità? Nel mezzo. Ed è proprio perché sono incerte, e a rischio di diventare una sorta di guerra civile interna, che in pochi hanno davvero così fretta di metterle in campo.
- Ok il decreto sui bambini stranieri in classe. Ma siamo sicuri che la multa per i genitori non finisca col colpire anche la famiglia nel bosco, su cui è stata fatta una grande battaglia? Boh…
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