Arriva un’importante promozione per l’economia italiana e per la gestione delle finanze pubbliche della maggioranza. Nell’ultima review periodica sui giudizi sovrani, l’agenzia internazionale Moody’s ha confermato per l’Italia il rating Baa2 e l’outlook stabile, spazzando via i timori di possibili turbolenze sui mercati. Non solo: la promozione trova concretezza in un netto miglioramento delle prospettive di crescita. L’agenzia ha infatti alzato la stima di espansione del Prodotto interno lordo italiano per il 2026 portandola allo 0,8%, sulla scia di un primo semestre brillante che ha visto il Pil crescere in media dello 0,9%. Un ritocco verso l’alto che testimonia come la traiettoria economica del Paese poggi su basi decisamente più solide rispetto alle previsioni dei mesi scorsi, sostenuta da una crescita reale costante e da un impatto inflazionistico energetico decisamente più contenuto rispetto al biennio passato.
La resilienza di fronte agli shock internazionali
Tra i passaggi chiave del report dell’agenzia statunitense emerge a chiare lettere la solidità strutturale dimostrata dal sistema Paese nel far fronte alle instabilità dello scenario globale. Come evidenziato dalla nota di Moody’s, l’economia italiana si è mostrata fortemente «resiliente di fronte allo shock dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente», superando la prova grazie alle caratteristiche intrinseche del proprio tessuto produttivo. A sostenere il giudizio concorrono le dimensioni di una «economia grande, diversificata e ad alto reddito», affiancata da una «solida base di investitori domestici che sostiene il finanziamento del governo» e da quadri programmatici e di politica economica saldamente «ancorati all’appartenenza all’Unione Europea e all’area euro».
Il sentiero della disciplina fiscale e il calo del deficit
Sul fronte della finanza pubblica, il giudizio dell’agenzia analizza e promuove l’impostazione tenuta dal Ministero dell’Economia. Moody’s sottolinea come l’Italia stia mantenendo una «prudente impostazione fiscale», proiettando il percorso di rientro della finanza pubblica in piena sintonia con gli obiettivi stabiliti in sede europea per il definitivo superamento della procedura d’infrazione per deficit eccessivo. L’agenzia stima infatti un rapporto indebitamento-Pil al 3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, in costante e progressivo calo rispetto al 3,1% del 2025 e perfettamente coerente con il percorso di consolidamento prefissato. Anche sul fronte del debito pubblico, il report delinea un quadro di stabilità: lo stock è previsto stabilizzarsi al 138% del Pil nel biennio 2026-2027, per poi iniziare un percorso di graduale e costante discesa a partire dagli anni successivi, beneficiando dell’accumulo di solidi avanzi primari e del progressivo riassorbimento degli impatti legati ai vecchi crediti di imposta per l’edilizia.
Riforme e investimenti per la traiettoria del debito
La roadmap tracciata dalle agenzie di rating indica con chiarezza come il rigore contabile unitamente alle riforme strutturali rappresenti la formula migliore per blindare il Paese. Nel testo si sottolinea infatti che «un proseguimento del consolidamento di bilancio, basato su incrementi sostenibili delle entrate o sul contenimento della spesa, sarebbe positivo in quanto porterebbe a un miglioramento della traiettoria del debito». Allo stesso modo, le azioni finora impostate dall’esecutivo su mercato del lavoro, innovazione e Pnrr trovano piena validazione nell’analisi dell’agenzia: «progressi più rapidi nell’affrontare le sfide strutturali legate al mercato del lavoro e alla capacità di innovazione, insieme a investimenti privati più consistenti, segnalerebbero una migliore resilienza economica, capace di ridurre la vulnerabilità dell’andamento dello stock del debito».
