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La stanza di Feltri

La certezza della pena è la misura della civiltà

Uno Stato serio deve punire duramente chi commette violenze, ma deve farlo attraverso leggi chiare, processi regolari e pene effettive, non trasformando il codice penale in una sala operatoria

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Caro direttore Feltri, leggo con piacere che qualcuno si è finalmente svegliato e comincia a invocare la castrazione chimica per gli autori di stupro. Dissento da questa posizione morbida, ritenendo invece più efficace il ricorso alla chirurgia, che risolverebbe definitivamente il problema!

G. Metelli

Caro lettore, capisco perfettamente il ragionamento, soprattutto quando si leggono le cronache di questi giorni e ci si trova davanti a delitti che fanno ribollire il sangue. Di fronte a uno stupro, la tentazione di invocare la punizione più drastica possibile è umanamente comprensibile. Anzi, sarebbe strano il contrario. Lei, però, fa un passo ulteriore e propone di abbandonare persino la chimica per passare direttamente alla chirurgia. Una soluzione, bisogna riconoscerlo, quantomeno sbrigativa: niente dibattiti, niente appelli, niente farmacologia. Un colpo di bisturi e problema archiviato. Peccato che la giustizia non possa essere costruita sull’idea che, siccome un delitto ci disgusta, allora qualsiasi pena ci sembri abbastanza feroce diventi automaticamente una buona pena. Uno Stato serio deve punire duramente chi commette violenze, ma deve farlo attraverso leggi chiare, processi regolari e pene effettive, non trasformando il codice penale in una sala operatoria. Il punto vero, infatti, è molto meno spettacolare della castrazione: bisogna fare in modo che chi stupra venga identificato, processato e, quando riconosciuto colpevole, sconti realmente la pena prevista. È questa la parte della faccenda che spesso appassiona meno, perché non produce titoli roboanti e non permette di sfogare la sacrosanta indignazione del momento. E diciamola tutta, ci lascia anche una sorta di senso di ingiustizia. Perché sia chiaro: la comprensione per le vittime viene prima di qualsiasi discussione astratta sulla punizione. Chi subisce una violenza sessuale porta addosso conseguenze che possono durare anni, se non tutta la vita. Proprio per questo occorre evitare che la giustizia diventi soltanto una gara a chi propone la punizione più brutale. Insomma, caro lettore, capisco la sua ricetta chirurgica. Ma prima di mettere mano al bisturi, io pretenderei che lo Stato usasse fino in fondo gli strumenti che già possiede. Perché la certezza della pena è assai meno teatrale della vendetta, ma certamente molto più importante. E, soprattutto, sarebbe bene ricordare una cosa: la civiltà di un Paese non si misura soltanto da quanto sa essere spietato con chi delinque, ma anche da quanto sa essere serio, rapido ed efficace nel fare giustizia.

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