Bossi all’Aquila: «Il Tricolore? Penso alla bandiera padana»

nostro inviato all’Aquila

«Neppure in America avrebbero fatto tutto questo». Umberto Bossi è in maniche di camicia, a un passo dalla scaletta, pronto a salire in aereo e lasciare la terra d’Abruzzo, dopo la visita alle zone terremotate. Un blitz a sorpresa, deciso la sera prima, ad ora tarda, quando l’improvvisa partenza di Silvio Berlusconi per Ankara sembrava aver fatto saltare tutto. Invece, accompagnato da Roberto Calderoli e Roberto Castelli, il Senatùr decide di far tappa nell’Aquilano, dove, «a quattro mesi dal sisma, anche se non era facile, è stato fatto molto e il lavoro comincia a vedersi». Dai «bei villaggi» alle «case e villette davvero fatte bene». Certo, «c’è da spingere ancora, e questo vale per l’intero Paese, pronto a dare una mano, ma l’impegno è stato forte e qui ce la faranno». Insomma, «si è usciti da un terremoto disastroso» e «Berlusconi è stato bravissimo».
Qualche ora prima, in mattinata, il leader della Lega si presentava a Coppito, nell’ormai nota caserma della Guardia di Finanza. Primo impegno, il briefing con Guido Bertolaso, che illustra al ministro delle Riforme la road-map con gli appuntamenti chiave di settembre: l’8 si comincia con la fase di chiusura delle tendopoli, il 21 riaprono le scuole, entro fine mese si avvia la consegna delle prime abitazioni. Di contro, da ieri, i proprietari di case agibili, finora ospitati negli alberghi della costa a spese dello Stato, dovranno rientrarvi. Sarà un «momento difficile e delicato», riconosce lo stesso capo della Protezione civile.
Conclusa la riunione, la delegazione leghista monta sul pulmino delle Fiamme Gialle, direzione Onna, per verificare lo stato dei lavori di ricostruzione. Cantieri, dunque, e non macerie. «Preferisco così, mi metterebbe troppa tristezza», è la scelta confidata dal leader del Carroccio. Il mini-corteo si ferma quindi ai bordi del comune simbolo, il più colpito dalla scossa del 6 aprile. Si scende, si fa visita al villaggio che sta per nascere, si sosta nell’area assegnata al Trentino. Uno sguardo alla prima casa prefabbricata, un occhio all’asilo, che avrà la forma di un libro, secondo il progetto - raccontano - disegnato dall’ultima ragazza che ha perso la vita nel crollo della Casa dello studente.
Così, Bossi chiacchiera con un vigile del fuoco che ha scritto sulla targhetta “Roncalli” e “Bergamo”. Calderoli, in compagnia del figlio Giampi, di nove anni, osserva tutto ciò che si muove nei paraggi. E più tardi, il titolare alla Semplificazione commenterà: «Fino al 15 giugno, da queste parti vi era un prato con i cavalli;adesso stanno per sorgere le case». Come dire: «Un miracolo, rispetto a quanto si poteva attendere». Dal canto suo, Castelli discute con la gente del posto. «Ho parlato con loro per un’ora - riferisce il viceministro alla Infrastrutture - e mi ha colpito l’orgoglio, il carattere. Nessuno, infatti, si è lamentato di nulla. E poi, non mi aspettavo di trovare i cantieri ad uno stato così avanzato».
Seconda tappa: Camarda, frazione aquilana alle falde del Gran Sasso. È lì che il Senatùr pranza in maniera veloce (pane, formaggio e salame), in una delle casette di legno dove si ricordano il primo aiuto avuto dai volontari giunti da Erba. A seguire, i confini della discussione si allargano. E Bossi ribadisce il suo «no» all’ingresso della Turchia nell’Ue. Il motivo è sempre lo stesso: «È un Paese islamico e l’Europa rischierebbe di diventare musulmana». Poi, arriva un telefonata di Giulio Tremonti, con cui Bossi si congratula per il modo in cui ha gestito il nodo dei Fondi Fas.
Il caldo si fa sentire. Ci si sposta a Cese di Preturo. Un gruppeto di cronisti attende, ma Bossi non vuole parlare: rimangono tutti dentro il pulmino. Prima dei saluti, però, la risposta a chi gli fa notare le bandiere italiane sui tetti: «Lasciamo stare, io penso solo alla bandiera padana». Ci vorrebbero quelle aquilane? «Ognuno fa quello che vuole in un Paese libero - replica - Io sono lombardo e mi ricordo della mia Lombardia». Infine, la frecciatina: «Vuoi che sia vietato?».

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