Il 24 giugno è un po' il gatto nero nel calendario dell'Italia ai Mondiali. Nel 2010 e nel 2014, la data coincise con l'ultima partita del girone e gli azzurri, manco a dirlo, persero sempre: in Sudafrica contro la Slovacchia, in Brasile contro l'Uruguay, il gol di Godin a Buffon, il morso di Suarez a Chiellini, in quella che a oggi è l'ultima partita giocata dall'Italia in un campionato del mondo. Chi l'avrebbe mai detto? Eppure è successo. Uscito dalla porta, dimissionario al 90' come il ct Prandelli, il presidente federale di allora, Abete, ha appena cercato di rientrare dalla finestra, ma è stato respinto dalle urne. Ben più onorevole e meno dolorosa è invece la sconfitta del 24 giugno 1978, finalina del Mundial argentino contro il Brasile, sfida a metà fra la finale del '70 e la nostra rivincita nell'82.
Nell'immenso Monumental di Buenos Aires, l'Italia prima passa in vantaggio con Causio, che segna di testa su cross di Paolo Rossi, il mondo al contrario, poi Zoff si fa sorprendere dalla magica traiettoria di Nelinho e da quella un po' più banale di Dirceu. Per l'Italia, persino più bella di quella che 4 anni dopo vincerà in Spagna, altri 3 pali (8 in totale, addirittura 5 di Bettega).