Sembra lontana l’immagine di una serie A ai vertici del mondo. L’era dei Berlusconi e dei Moratti è finita. Un’istantanea crudele la fornisce l’immagine economico-finanziaria dei top 5 campionati europei dove la nostra serie A è solo quarta per fatturato: i ricavi totali della nostra massima serie si fermano a 2,8 miliardi di euro, lasciandosi alle spalle la sola Ligue 1 francese a 2,4. Gli altri sono lontani con la Bundesliga che muove 4 miliardi, la Liga 4,3 e la Premier League che arriva a 8,2 miliardi. Praticamente tre volte la serie A. Non sorprende quindi che il baricentro del football si sia ormai spostato. A partire dai diritti televisivi. La Premier incassa 4 miliardi l’anno contro gli 880 milioni dell’Italia. Una forbice economica che finisce per pesare sul terreno di gioco.
Un Report realizzato da MergersCorp M&A International - Sport & Football Division, società americana di consulenza specializzata in fusioni e acquisizioni, rivela che tre dei cinque grandi campionati presentano una situazione finanziaria negativa. Convivono con debiti miliardari e si sostengono con gli investimenti dei loro proprietari. Ed è così anche per la Premier League. La situazione finanziaria del campionato di sua maestà è fortemente negativa: debiti lordi per 15 miliardi, bilanciati dal mecenatismo dei proprietari e dai massicci investimenti dei fondi. Resta attrattiva, ma dimostra che il calcio resta spesso un business nel quale la redditività conta meno del valore patrimoniale, commerciale e reputazionale.
Tornando all’Italia, il nostro campionato ha una situazione definita critica, con 3,5 miliardi di debiti e una dipendenza strutturale da plusvalenze e rifinanziamenti di debito. Anche a livello infrastrutturale siamo i peggiori: solo 6 realtà su 20 dispongono, secondo il report, di impianti di proprietà, direttamente gestiti o rinnovati. La mosca bianca è la Bundesliga, definita positiva e sostenibile grazie al modello partecipativo 50+1, ossia che la maggioranza dei diritti di voto resta all’associazione sportiva e ai suoi soci. Un modello al quale il report associa una situazione debitoria molto bassa - 1,8 miliardi - e un impatto degli stipendi dei calciatori sul fatturato che si ferma a circa il 50%. Meglio di Francia (80%), Italia (75%), Premier (72%) e Spagna (66%). Proprio quest’ultimo torneo viene definito in recupero con debito (4,5 miliardi) concentrato su Barca e Real Madrid.
