Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:34
La stanza di Feltri

Trump non cerca simpatia. Vuol tenere gli Usa al centro

I conflitti non nascono né finiscono per magia con un post presidenziale. Se Trump usa toni ultimativi, è perché vuole aumentare il proprio potere negoziale.

President Donald Trump speaks to reporters at at Charlotte Douglas International Airport, Wednesday, Sept. 16, 2026, in Charlotte, N.C. (AP Photo/Alex Brandon)

Caro Feltri, sarebbe ora che Trump, lasciando da parte i suoi modi bruschi, arroganti e antipatici, si adoperi per cercare di risolvere il conflitto in Ucraina, nonché il pasticcio combinato in Iran con il conseguente insopportabile aumento del petrolio. Il suo modo di fare, pieno di proclami ultimativi che poi non vengono quasi mai posti in essere, ha generato la convinzione che assomigli a un cane arrabbiato che ringhia ma non morde. Risultato: i suoi avversari lo snobbano e i suoi «amici» lo detestano. La credibilità di un politico si misura sulla qualità delle sue proposte/promesse e sulla conseguente capacità di realizzarle, ma nel suo caso, per ora, sono prevalsi gli spari a salve senza conseguenza. Sia più diplomatico e cerchi al fine di produrre qualche importante risultato positivo. Chi occupa certi ruoli non può solo scherzare con il fuoco, deve spegnerlo.

Alberto Tonini - Milano

Caro Alberto, capisco le sue perplessità, ma credo che il problema sia proprio partire dal presupposto che Trump debba comportarsi come un diplomatico in doppiopetto, misurando ogni parola e chiedendo cortesemente il permesso prima di battere i pugni sul tavolo. Trump è l’esatto contrario: parla chiaro, minaccia, tratta, provoca e soprattutto vuole far pesare agli avversari la forza degli Stati Uniti. Che il personaggio sia ruvido e persino antipatico è ormai assodato. Ma non stiamo scegliendo un vicino di casa con cui andare a prendere il caffè: stiamo parlando del presidente della maggiore potenza militare ed economica del mondo. E in politica internazionale conta anche la capacità di farsi prendere sul serio. Quanto all’Ucraina e all’Iran, attribuire a Trump ogni responsabilità per ciò che accade nel mondo mi pare troppo comodo. I conflitti non nascono né finiscono per magia con un post presidenziale. Se Trump usa toni ultimativi, è perché vuole aumentare il proprio potere negoziale. Se poi arriveranno risultati concreti, saranno quelli a dover essere giudicati, non il suo galateo. E veniamo alla favola del cane che ringhia ma non morde. La politica internazionale non è un bar dove vince chi urla più forte. Un presidente deve poter minacciare l’uso della forza senza necessariamente usarla, perché proprio questa possibilità costituisce parte della sua capacità negoziale. Pretendere che ogni minaccia si trasformi in un’azione militare significherebbe auspicare, paradossalmente, più guerre e non meno. E poi c’è un particolare che spesso sfugge ai suoi detrattori: Trump non ha mai promesso di essere simpatico. Ha promesso di mettere gli interessi americani al centro della sua politica.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.