Il capolavoro di Haendel inaugura il Festival Barocco

Il capolavoro di Haendel inaugura il Festival Barocco

Per la serata inaugurale, oggi, il Festival Barocco di Viterbo, che anno dopo anno si espande in provincia e regione, fa tappa a Caprarola in uno dei palazzi che meglio di altri racconta i fasti architettonici del passato: Palazzo Farnese, costruito dal Vignola e magnificamente affrescato dai Fratelli Zuccari.
Nel cortile circolare interno del monumentale palazzo, un po’ reggia ed un po’ fortezza a pianta pentagonale, alle 21 viene proposto l’oratorio «La Resurrezione» di Haendel, ad opera dell’Orchestra Mozart Sinfonietta, diretta da Stefano Sabene e con i solisti Maria Laura Martorana, nella aerea, svolazzante parte dell’Angelo; in quella di Lucifero, Massimo Di Stefano; Maria Maddalena e Maria di Cleofe sono Paola Alonzi e Rasek Francois Bitar(controtenore); e Franco Todde nel ruolo di Giovanni.
Di questo celebre oratorio haendeliano, eseguito per la prima volta in occasione della Pasqua del 1708, in uno dei palazzi più belli della Roma barocca, Palazzo Bonelli (attualmente Palazzo Valentini, sede della Provincia, allora residenza del Marchese Ruspoli, al cui servizio era il ventitreenne Haendel, in viaggio di formazione in Italia) e del fasto con cui venne addobbato il salone che l’ospitò, si sa praticamente ogni cosa, fin nei dettagli: l’orchestra, assai numerosa per l’epoca, era guidata da Arcangelo Corelli; Haendel in persona sedeva al cembalo; tutta la sala era addobbata con damaschi e velluti, 16 candelabri e numerose torce lo illuminavano a giorno, sul fondo, sopra i 40 musicisti, una tela raffigurante la Resurrezione e dipinta per l’occasione da Michelangelo Cerruti. In mezzo a tanto fasto anche un mezzo scandalo. Alla prima, la parte della Maddalena era sostenuta da un celebre soprano, Margherita Durastanti - nonostante tutti sapessero che la presenza di una donna non era consentita in una esecuzione musicale di carattere religioso. Il Marchese Francesco Maria Ruspoli dovette cercare in fretta un sostituto che trovò in un castrato, per farlo cantare già l’indomani, nella replica dell’oratorio, dato con molto successo alla presenza di nobili e porporati.
L’oratorio, su libretto di Carlo Sigismondo Capece, riferisce degli accadimenti dalla Crocifissione alla Resurrezione di Gesù, così come descritti dai Vangeli; si apre con il drammatico dialogo fra l’Angelo e Lucifero, all’annuncio della morte del Redentore fatto dal’Angelo e salutato con soddisfazione da Lucifero; soddisfazione che si tramuterà in scorno e furore, quando l'apostolo Giovanni annuncerà alle due donne, Maria di Cleofe e Maria Maddalena, in lagrime davanti al sepolcro, la Resurrezione. Alle potenze del cielo e degli abissi (Angelo e Lucifero) Haendel riserva arie in stile concitato, nel registro acuto per l’Angelo, molto simili a quelle operistiche, cosiddette di «furore».

Commenti