Cinema

I buonisti e il vizio di riscrivere la storia: lo schiaffo alla marina italiana

Annunciata la lavorazione di un film sulla figura del comandate Todaro, ma la produzione: "Ispirati dal governo gialloverde". Ecco perché invece la storia del sommergibile Cappellini va riscoperta senza il politicamente corretto

I buonisti e il vizio di riscrivere la storia: lo schiaffo alla marina italiana

Quando un appassionato di storia navale apprende che a Taranto è in lavorazione un film dedicato all’eroico comandante Todaro e al suo sommergibile Cappellini, riprodotto appositamente per le riprese, non possono non luccicargli gli occhi. Tuttavia, gli s’insinua subito un dubbio: possibile che un eroe italiano della Seconda Guerra Mondiale, uno che combatté la guerra voluta da Mussolini e passò alla famigerata X Mas, possa essere esaltato in una pellicola cinematografica contemporanea?

Leggendo la “nota di regia” in calce alla presentazione del film balza però agli occhi questa frase: "L’essere umano davvero forte è quello capace di tendere la mano al debole”. Ma è papa Francesco o il comandante Todaro? Di qui il sospetto: vuoi vedere allora che il film sul Cappellini sarà l’ennesima occasione per farci un predicozzo sull’accoglienza dei migranti? Quando poi leggiamo che la sceneggiatura del film è di Sergio Veronesi, che ne ha tratto anche un libro di prossima pubblicazione, e racconta di essersi ispirato ai primi mesi del governo gialloverde del 2018, il sospetto si fa certezza.

Nell’attesa di vedere il film di Edoardo De Angelis, che in ogni caso si preannuncia avvincente, ricostruiamo qualche punto fermo della vicenda da cui prende ispirazione. L’Italia entra in guerra nel ’40 con la quinta Marina del mondo per numero di unità e loro dimensione. Senza radar, e senza un adeguato coordinamento con l’Aeronautica, senza flottiglie di aerosiluranti, ma con tanto coraggio e tanto patriottismo.

Siamo nell’ottobre del 1940 quando il comandante del sommergibile Cappellini, Salvatore Todaro, affonda un cargo belga, il Kabalo, al largo delle Canarie. E rinnova un gesto già compiuto dal sommergibile Malaspina del comandante Leoni il 12 agosto di quello stesso anno con la petroliera britannica British Fame: rimorchia verso il primo porto sicuro le lance con i naufraghi della nave mercantile affondata. Ciò che rende unico ed eroico il caso del Cappellini è che durante il rimorchio di una delle due scialuppe del Kabalo con a bordo 26 uomini, il fasciame della scialuppa si ruppe e il comandante Todaro decise di imbarcare i naufraghi e di navigare per quattro giorni verso l’isola di Santa Maria delle Azzorre (paese neutrale) dove furono sbarcati. Nonostante il soccorso dei naufraghi l’affondamento del Kabalo sarà tra le cause della dichiarazione di guerra all’Italia del governo belga in esilio.

La vicenda di Todaro non fu isolata. Certo, la sua umanità pose a rischio affondamento il sommergibile con tutti i suoi uomini, ma rientrava nel codice d’onore della Marina. Una umanità corroborata forse anche da quanto rivelerà Junio Valerio Borghese, il comandante della X Mas, nella quale Todaro entrò nel 1942. Il principe nero lo definirà, infatti: “Singolarmente iniziato nei problemi teosofici”. Un uomo di profonda spiritualità, dunque, che trovò la morte a bordo di un mezzo della Mas il 14 dicembre di quello stesso 1942. Ma anche dotato dello straordinario spirito di sacrificio caratteristico dei grandi comandanti di sommergibili durante la guerra, eternati nello splendido "Sopra di noi l’Oceano di Antonino Trizzino" (Longanesi, 1962). Basti pensare all’altrettanto eroico Carlo Fecia di Cossato, al comando del suo Tazzoli, morto suicida nel 1944, dopo “la resa ignominiosa della Marina”.

Queste figure, ma anche le memorie di vita marinara a bordo dei sommergibili italiani pubblicate a ridosso della guerra (penso a "Un sommergibile non è rientrato alla base" di Antonio Maronari), descrivono un mondo estremamente distante dalle manipolazioni ideologiche contemporanee. Un mondo fatto di valori e codici di condotta che rendono antistorica l’operazione di trasformazione di questi “pirati samaritani” in icone di una sorta di pietas italica pro-migranti.

Quegli uomini non sognavano un mondo senza confini, identità, nazioni. Senza armi e senza guerra. Sono morti, al contrario, per una Nazione, per difendere valori e confini, per ideali che oggi riterremmo superflui o retrogradi. O sono morti, come Carlo Fecia di Cossato, in nome di una “rivolta contro la bassezza dell’ora”. L’auspicio è che, al di là dei revisionismi, il film sul comandante Todaro, possa aiutare gli italiani a riappropriarsi di una storia di eroismi – militari oltre che umanitari – ampiamente rimossi. E restituire alla Nazione quegli uomini nella loro autenticità, e nelle loro apparenti contraddizioni. Senza servirsene per sbandierare concetti ideologici che non avrebbero mai condiviso.

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