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Irpef dimezzata per gli stranieri che decidono di prendere la residenza in Sicilia: la mossa della Regione

Ecco quando spetta il rimborso del 50% e per quali categorie di persone è stata ideata la misura

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La Sicilia lancia un piano di sconti fiscali per attirare nuovi abitanti, rivolgendosi in particolar modo a smart worker, “nomadi digitali”, imprenditori, connazionali costretti a emigrare all’estero ma vogliosi di tornare in Italia e stranieri innamorati del nostro Paese: chi sceglierà di trasferire qui la propria residenza potrà ottenere un taglio del 50% sull’Irpef.

L’iniziativa approvata di recente dal governo regionale s’inserisce nel solco già tracciato ad esempio da Spagna e Portogallo, proprio con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento. L’accesso al bonus non sarà automatico e richiederà il rispetto di precisi requisiti fissati all’interno del provvedimento. Dal momento che per loro statuto le Regioni non hanno il potere di modificare direttamente le aliquote sulle tasse statali, l’amministrazione siciliana interverrà sull’incentivo promuovendo la restituzione di una parte dell’Irpef versata dai nuovi arrivati: questi ultimi riceveranno un rimborso pari alla metà dell’imposta pagata allo Stato, a patto che il loro reddito complessivo non superi la soglia dei 100mila euro.

L’agevolazione sull’Irpef seleziona i beneficiari in base a specifici parametri legati al soggiorno e agli investimenti: il primo requisito è la residenza al di fuori dell’Italia al momento dell’invio dell’istanza, quindi la volontà di trasferirsi per un periodo di tempo minimo. Per ottenere lo sconto, i candidati devono percepire un reddito, sia esso da lavoro dipendente, autonomo, d’impresa o da pensione. Oltre al cambio di residenza, è obbligatorio inoltre comprare un’abitazione agibile sul territorio o dimostrare di aver avviato lavori di ristrutturazione edilizia su un immobile di proprietà: un incentivo che si sposa perfettamente con le note iniziative locali delle case in vendita a un euro. Vi è anche un vincolo temporale: la permanenza in Sicilia deve durare almeno fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello dell’arrivo.

Inoltre, il provvedimento riserva una forma di incentivo speciale per agevolare i piccoli borghi più a rischio spopolamento: nei paesi con una popolazione inferiore ai 5mila abitanti, la percentuale di rimborso sulle tasse può toccare il 60%.

“Con questa misura offriamo un incentivo sia agli stranieri che scelgono di vivere in Sicilia, magari per beneficiare del suo stile di vita, sia agli emigrati, e in particolare i più giovani, che vogliono tornare a vivere nell’Isola”, ha spiegato il governatore Renato Schifani. “Questa forma di payback è un’iniziativa pensata per l’attrazione di nuovi residenti ed è attualmente unica in Italia. Rientra nel pacchetto di interventi destinati a favorire la crescita del capitale umano in Sicilia”, ha precisato l’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino.

Dal punto di vista finanziario, la giunta difende la sostenibilità della norma, escludendo ripercussioni negative per i bilanci siciliani. L’idea di fondo è che la misura sia in grado di generare ricchezza: le imposte pagate dai nuovi arrivati compenseranno ampiamente la spesa per i rimborsi della metà dell’Irpef. Tuttavia, l’esperienza internazionale invita alla prudenza: in Portogallo, capofila di questa politica di attrazione, il bilancio finale ha mostrato pesanti risvolti negativi.

L’afflusso di nuovi abitanti ha surriscaldato il mercato immobiliare, danneggiando i residenti storici che pagavano le imposte ordinarie. Parallelamente, il welfare e la sanità pubblica sono andati in sofferenza a causa della maggiore richiesta di prestazioni. Le forti tensioni sociali e logistiche hanno così costretto il governo nel 2023 a fare marcia indietro e a ritirare gli incentivi.

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