Un passo in avanti per una delle forme di tumore polmonare più aggressive e difficili da trattare dell'oncologia moderna. Con l'approvazione della Commissione Europea della combinazione di lurbinectedina e l'immunoterapia atezolizumab come terapia di mantenimento di prima linea per il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, appena ottenuta dall'azienda biofarmaceutica PharmaMar, si amplia il panorama delle opzioni disponibili per i pazienti. Il valore di questo traguardo emerge con chiarezza dai risultati clinici che ne hanno sostenuto l'approvazione.
La combinazione terapeutica ha dimostrato di ridurre del 46% il rischio di progressione della malattia o di morte e del 27% il rischio di morte rispetto alla sola immunoterapia con atezolizumab. Risultati che evidenziano un beneficio clinico importante in una patologia caratterizzata da elevata aggressività e che, tradotti nella vita reale, significano più tempo e maggiori possibilità di controllo della malattia per pazienti che fino a oggi hanno avuto a disposizione strumenti terapeutici limitati. "L'approvazione europea della combinazione di lurbinectedina e atezolizumab rappresenta un importante passo avanti per i pazienti con microcitoma polmonare in stadio esteso" conferma il professor Marcello Tiseo, direttore dell'Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che vede in questo risultato la possibilità di ridefinire gli standard terapeutici di una forma neoplasica rimasta a lungo priva di innovazioni significative. Dello stesso avviso Luis Mora, Managing director di PharmaMar: "È una grande notizia che pazienti e medici europei abbiano ora accesso a un nuovo trattamento per questo tipo di tumore. Riteniamo che lurbinectedina in associazione con l'immunoterapia abbia il potenziale di cambiare il paradigma terapeutico di questa malattia". Il carcinoma polmonare a piccole cellule rappresenta circa il 15% di tutti i tumori del polmone ed è caratterizzato da una crescita rapida e da una precoce capacità di diffusione nell'organismo. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati circa 62mila nuovi casi e, nella maggior parte delle situazioni, la malattia viene scoperta quando è già in fase avanzata. Una condizione che rende il percorso terapeutico particolarmente complesso e che spiega perché ogni progresso in questo ambito assume particolare rilevanza clinica. L'approvazione si basa sui dati dello studio di fase 3 IMforte che ha valutato l'associazione tra lurbinectedina e atezolizumab come terapia di mantenimento dopo il trattamento iniziale standard.
Risultati che hanno ottenuto l'approvazione prima del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'Agenzia Europea per i Medicinali e poi della Commissione Europea.
L'autorizzazione introduce una nuova opzione terapeutica per i pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso e rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di sviluppo di strategie terapeutiche innovative per una patologia che continua a presentare importanti bisogni clinici insoddisfatti.