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Cronaca internazionale

A Ceuta si rischia l’emergenza sanitaria: chiesto il lockdown per prevenire epidemie

Sono già stati individuati casi di scabbia, tubercolosi, varicella e gastroenterite: da Madrid il piano per la vaccinazione polivalente dei migranti in una città ormai allo stremo

Se ne parla sempre meno ma a quasi un mese dall’invasione di Ceuta, nell’exclave spagnola in Marocco la situazione non è migliorata. Certo, degli 80.000 che sono entrati il 30 luglio nella Città autonoma ne sono rimasti più o meno un decimo ma sono comunque almeno 8.000 irregolari di cui non si conosce la storia, che vivono in condizioni igieniche e sanitarie precarie, che vagano per le vie della città causando gravi problemi di sicurezza. E ora è esplosa anche l’emergenza sanitaria, oltre quella sociale, tanto che il Partito popolare ha chiesto che a Ceuta venga imposto un lockdown.

La richiesta è arrivata da Alberto Nunez Feijoo, che si è rivolto direttamente a Pedro Sanchez, a fronte del “rischio sanitario” derivante da malattie infettive come la scabbia e la tubercolosi. Gli esperti lo hanno informato della presenza di malattie come “tubercolosi, scabbia e oltre 450 casi di gastroenterite”, nonché “alcuni casi di varicella”. Una situazione che rischia di non rimanere circoscritta se si continuano a tenere attivi i trasferimenti da Ceuta alla penisola, dove i virus e i batteri potrebbero trovare una popolazione ben più ampia per proliferare. La situazione è nota anche al governo, visto che i medici e gli infermieri di Ceuta da giorni lanciano gli allarmi attraverso i social e le televisioni, chiedendo aiuto a Madrid.

Infatti il ministero della Salute spagnolo ha convocato d’urgenza le comunità autonome per fornire vaccini. Domani, come riferisce El Mundo, è in programma anche una riunione straordinaria per pianificare la vaccinazione dei migranti che vagano per la città e fornire loro la tripla virale, il vaccino polivalente contro le principali malattie per le quali ora c’è il maggior rischio in città. “Non possiamo parlare di collasso, anche se ci sono luoghi particolarmente tesi come il pronto soccorso, l’impianto di medicina interna e i luoghi degli impianti chirurgici”, ha riferito il ministro spagnolo su Ceuta, dopo l’allarme lanciato dai medici e dal presidente. Ora però si apre un altro fronte: i poliziotti inviati a Ceuta per l’emergenza torneranno in Spagna e il sindacato Jupol chiede che a tutti loro vengano effettuati i test necessari per valutare l’eventuale contagio.

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