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Cronaca internazionale

Nuova crociata di Greta Thunberg, ma la conferenza è un flop. Sala deserta, ma l’attivista accusa: “Mi hanno boicottata”

Dopo la Palestina tocca alla causa del popolo Sahrawi: il sold out è fake, all’incontro solo una quarantina di spettatori

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La nuova crociata di Greta Thunberg si apre con un clamoroso flop: dietro un apparente sold out, infatti, all’incontro con l’attivista svedese in programma a margine dello Zurich Film Festival hanno preso parte una quarantina di persone, decisamente meno delle 300 attese alla vigilia. Intervistata dopo il suo discorso tenuto dinanzi a una sala desolatamente semideserta, nonostante la gratuità dell’accesso, la 23enne ha scaricato la responsabilità della scarsa affluenza sul governo del Marocco, reo, secondo lei, di aver sabotato l’evento.

La Thunberg, che dopo la Palestina ha iniziato a perorare la causa del popolo Sahrawi, aveva organizzato una conferenza per affrontare il tema delle tensioni e delle rivendicazioni territoriali nel Sahara Occidentale . Una tematica che aveva almeno in apparenza scatenato un vero e proprio assalto al botteghino virtuale: pur trattandosi di un incontro gratuito, l’organizzazione richiedeva comunque la prenotazione obbligatoria, e proprio nel sistema di gestione dei tagliandi si sarebbe venuto a originare il problema.

“Abbiamo ricevuto ordini singoli per un numero molto elevato di biglietti”, ha spiegato l’ufficio stampa del festival all’agenzia Keystone-ATS. Nelle prime fasi si sarebbero quindi registrati singoli ordini per pacchetti massicci di ingressi, cosa che avrebbe costretto in un secondo momento la direzione dello ZFF a intervenire per introdurre una soglia massima di quattro biglietti a persona: ciò sarebbe tuttavia accaduto quando gran parte delle sedute risultava già bloccata. La portavoce della kermesse, interrogata a riguardo, specie dopo il j’accuse lanciato dalla Thunberg, ha tuttavia mantenuto un profilo cauto, dichiarando di non avere elementi per confermare né escludere la pista di un boicottaggio pianificato.

Di parere ben diverso l’attivista svedese che, in alcune dichiarazioni riprese dal Tages-Anzeiger, ha puntato il dito direttamente contro il governo centrale di Rabat, ritenuto senza giri di parole responsabile del boicottaggio ai suoi danni. Per Thunberg, il vuoto in sala non sarebbe frutto del caso ma la conseguenza di un’operazione mirata a depotenziare la narrazione sulle rivendicazioni dei Sahrawi: “Se non importasse a nessuno, non cercherebbe nessuno di intimidirmi”, ha dichiarato la 23enne davanti ai microfoni.

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