Un caso più unico che raro. Dopo oltre 200 anni dall’ultima pena di morte inflitta a una donna nello Stato Usa del Tennessee, la condannata Christa Pike è riuscita a sopravvivere a ben due inizioni letali anche se si trova ricoverata in ospedale in gravi condizioni. Ma come è stato possibile?
La spiegazione degli esperti
Non si hanno precedenti di persone sopravvissute come accaduto con la 50enne. Il protocollo di esecuzione del Tennessee prevede una seconda serie di siringhe contenenti pentobarbital, il farmaco letale, nel caso in cui la persona condannata a morte non muoia dopo la prima somministrazione ma senza specificare cosa accada se il soggetto è ancora vivo dopo la seconda dose.
“Ustioni chimiche”
Al New York Times, alcuni esperti hanno dato la seguente spiegazione: il farmaco somministrato a Pike si sarebbe “riversato nei tessuti circostanti i punti di inserimento anziché entrare nel flusso sanguigno”. Ecco spiegato, quindi, perché sia ancora in vita nonostante la doppia iniezione e perché abbia sentito del bruciore al braccio durante l’esecuzione, bruciore causato da “ustioni chimiche. In sostanza, le hanno iniettato candeggina nei tessuti del braccio”, ha spiegato al quotidiano americano ill dottor Joel Zivot che è riuscito a visionare la cartella clinica di Pike. “Iniettando una grande quantità di sostanza caustica in una vena così piccola, sotto pressione, è inevitabile che si rompa.
“Mai successa una cosa del genere”
Anche se Christa Pike è sopravvissuta e il suo legale ha chiesto al governatore dello Stato americano di commutare la sua condanna, la fuoriuscita del farmaco avrebbe creato danni cerebrali importanti, considerati permanenti, perché è entrato nel sistema circolatorio. Il suo avvocato, Randy Spivey, ha affermato che Pike ha subìto una punizione “superiore a quella inflitta a qualsiasi altra persona nella storia della pena di morte americana”.
Il giornalista Michael Graczyk ha seguito quasi 500 esecuzioni capitali in Texas, continuando a farlo anche dopo il suo pensionamento dall’Associated Press nel 2018. Nelle ultime ore ha ricordato due casi in cui gli aghi sono fuoriusciti prima di essere reinseriti per portare a termine l’esecuzione, ma mai uno in cui un detenuto sia sopravvissuto. “Una cosa del genere non è mai successa qui”, ha detto Graczyk riferendosi al Texas.
Si aprono seri interrogativi
La mancata esecuzione di Pike – condannata a morte per l’omicidio di Colleen Slemmer, diciannovenne, avvenuto nel 1995 - solleva seri interrogativi su cosa sia andato storto durante l’esecuzione e su cosa accadrà ora. Il governatore Bill Lee, repubblicano, ha annunciato che avrebbe sospeso l’ultima esecuzione prevista nello Stato quest’anno, in attesa di una revisione da parte di terzi per “determinare cosa sia successo esattamente” nel caso di Pike, secondo quanto riportato dall’Associated Press.
“Il governatore ha giustamente richiesto un’indagine”, ha dichiarato in un comunicato l’ufficio del procuratore generale del Tennessee, Jonathan Skrmetti. “Dobbiamo sapere cosa è successo”.
