Jihadista in Spagna scarcerato dopo 2 anni: è questa la decisione di un giudice iberico durante il processo a un uomo (di cui non è stata resa nota la nazionalità), che secondo la polizia aveva come fine ultimo il martirio con la jihad. L’Audiencia Nacional ha rimesso in libertà un estremista islamico e non è noto se sia stato conseguentemente espulso dal Paese o se, al contrario, continui la sua permanenza in Spagna, avendo la possibilità di spostarsi anche in altri Paesi dell’Ue, incrementando il pericolo di terrorismo islamico. Perché l’uomo ha ammesso la sua radicalizzazione ed è accusato di aver messo in cantiere attacchi contro la comunità cristiana, cercando finanche di armarsi per compiere la Jihad.
Il quadro emerso dalle indagini della Polizia Nazionale tratteggia un profilo di estrema pericolosità, perché l’imputato non si limitava alla propaganda sui social, ma stava organizzando azioni concrete sul territorio: aveva già effettuato accurati sopralluoghi su una decina di chiese cattoliche dislocate tra le province di Gipuzkoa e la Navarra. Oltre alla scelta dei bersagli religiosi, l’estremista si era attivato per procurarsi un’arma da fuoco, si era documentato sulle modalità di confezionamento delle bombe Molotov e aveva effettuato più di cinquecento ricerche in rete legate all’acquisto di armi. Sul proprio profilo Facebook, utilizzato dal 2023 e in modo intenso nel 2024, l’uomo aveva raccolto quasi cinquemila follower. Tra questi, le forze dell’ordine ne hanno individuati 76 apertamente vicini alle tesi dell’Islam radicale, due già condannati per reati legati al terrorismo e un’ampia maggioranza di utenti localizzati in teatri di conflitto.
La funzionaria della polizia a capo delle indagini che ha testimoniato in aula ha spiegato che l’obiettivo finale dell’imputato era chiaramente quello di condurre la Jihad fino al raggiungimento del martirio e la perquisizione condotta dagli agenti nell’appartamento che l’uomo condivideva con quattro coinquilini ha portato al sequestro di diversi telefoni cellulari, all’interno dei quali è stata rinvenuta un’imponente quantità di iconografia jihadista, oltre ai contatti con soggetti operanti in zone di guerra. Nonostante questo materiale probatorio e la dichiarazione di colpevolezza resa dallo stesso imputato per i reati di radicalizzazione e apologia del terrorismo, il pubblico ministero ha concesso un consistente sconto di pena rispetto alle richieste iniziali, concordando una condanna a 4 anni complessivi (2 per la radicalizzazione e 2 per la propaganda). La difesa ha accettato la proposta chiedendo persino la sospensione della pena, mentre l’imputato si è limitato a richiedere l’oscuramento della sua pagina social per impedire ad altri l’accesso ai contenuti radicali.
Avendo già trascorso 2 anni in custodia cautelare a partire dall’ottobre del 2024, quando è stato arrestato, ed essendo incensurato, l’uomo ha potuto lasciare il carcere. Appena 4 anni, di cui 2 scontati, per un soggetto apertamente orientato al terrorismo, in questo caso islamico, sono una pena che sconcerta, perché rischia di vanificare il lavoro di prevenzione svolto dagli investigatori e di esporre l’Europa a ulteriori pericolo.
