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Cronaca internazionale

Francia, la rivolta dei licei incendia le piazze: quasi 2mila fermati e centinaia di scuole chiuse

Studenti in protesta contro carenza di docenti e istituti degradati, mentre aumentano scontri e danneggiamenti. Darmanin avverte: “Le riparazioni le paghino i genitori”

Da martedì, giornata nera in cui il mondo dei dipendenti statali francesi era sceso in piazza, la protesta si è allargata disastrosamente agli studenti. Le agitazioni, partite dai licei della regione parigina ha ormai superato i confini dell’Île-de-France ed è diventata una crisi nazionale.

Da Lille a Marsiglia, passando per Nantes, Tolosa e Bordeaux, migliaia di studenti francesi stanno occupando gli istituti per chiedere più risorse, insegnanti, edifici scolastici in condizioni migliori e carichi di lavoro meno pesanti. Parallelamente alla mobilitazione, si sono moltiplicati incidenti, incendi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine, al punto da spingere il governo ad adottare misure straordinarie.

Nella sola giornata di ieri, secondo i dati del ministero dell’Interno riportati dalla stampa francese, sono state arrestate 1.949 persone e 1.027 istituti sono stati interessati da azioni di protesta. Dall’inizio del movimento 65 dipendenti dell’Éducation nationale e 170 studenti sono rimasti feriti. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha deciso quindi di tenere chiusi venerdì poco più di 400 istituti, con lezioni a distanza dove possibile.

Il movimento ha avuto i suoi prodromi il 21 settembre scorso al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella banlieue parigina, dove diversi posti di insegnamento risultavano scoperti. Da lì le iniziative si sono propagate progressivamente all’Île-de-France e poi nel resto del Paese.

Le rivendicazioni cambiano da istituto a istituto, ma esiste un filo conduttore comune: assenza di professori e personale, docenti assenti non sostituiti, classi sovraffollate, edifici degradati, orari considerati eccessivamente pesanti e pressione legata a Parcoursup, il sistema nazionale di accesso all’università. L’Union syndicale lycéenne chiede un massiccio piano di assunzioni e un intervento urgente sull’edilizia scolastica.

La mobilitazione è diventata estremamente eterogenea: accanto agli studenti che sono comparsi gruppi coinvolti in scontri e danneggiamenti, alcuni dei quali estranei agli istituti. Anche esponenti sindacali del mondo scolastico hanno espresso forte preoccupazione per l’escalation. A Marsiglia un dirigente scolastico è stato aggredito durante un blocco; ad Auchel, nel Pas-de-Calais, un preside è stato ricoverato dopo essere stato raggiunto da un petardo. A Nantes è stato incendiato l’androne di un istituto, mentre altri episodi violenti sono stati segnalati in diverse città.

L’esecutivo ora punta il dito contro La France insoumise e ambienti dell’ultrasinistra, sostenendo abbiano contribuito all’organizzazione e alla radicalizzazione delle proteste: il coordinatore Manuel Bompard ha respinto l’accusa e invitato il governo a non cadere in “complottismi”.

Il governo ha intanto scelto di alzare il livello della risposta giudiziaria. Intervistato questa mattina da RTL, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato di aver chiesto ai procuratori di ricorrere alla responsabilità civile dei genitori quando i figli minorenni siano riconosciuti responsabili di danneggiamenti, con l’obiettivo di far ricadere sulle famiglie il costo delle riparazioni.

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