Quando una pena viene ridotta, e finalmente c’è giustizia, siamo tutti felici. E infatti siamo felici che la Corte d’Appello di Budapest - dove per fortuna non c’è più quel fascista di Orbán - abbia abbassato da sette a sei anni di carcere la condanna inflitta a Maja T., l’attivista antifascista della “banda del martello”, la Hammerbande, in carcere in Ungheria per aver aggredito un gruppo di militanti di estrema destra nel 2023. Noi siamo garantisti, e speriamo che nel terzo grado di giudizio Maja sia assolta.
Ma ti sembra che si debba mandare in carcere una ragazza per una martellata qui e una martellata là? Dai, siamo seri.
Quello che fa sorridere invece è la reazione indignata dell’europarlamentare Ilaria Salis, la compagna - nel senso di comunista - di Maja. Sono molto amiche. “Ma tu stasera che martello ti metti in borsa, un Schlosserhammer da officina?”. “Ma sì, ma una cosa leggera, 300 grammi, in fibra, che fa da pendant alla pochette”. “Ma che tipo di traumi avevi in mente di infliggere oggi?”. “Mah, pensavo alle delle lesioni lacero-contuse alle articolazioni inferiori...”.
Comunque. La Salis ha criticato il processo, che ritiene gravemente condizionato dalla politica. Ma, in verità, tanto quanto fu gravemente influenzato dalla politica il processo che lei ha scampato facendosi eleggere al Parlamento europeo.
La legge sarà uguale per tutti. I processi, no.
E per il resto, cara Ilaria, sappi che il popolo italiano è orgoglioso che tu esprima solidarietà alla tua amica Maja. Anzi, vorrebbe che gli fossi ancora più vicina. In carcere, in Ungheria.
