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Guerra dei rintocchi. Il parroco silenzia le campane del paese

La polemica dei residenti insonni. Ma le chiese: "Salviamo arte e tradizione"

Guerra dei rintocchi. Il parroco silenzia le campane del paese
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Silenziate le campane a Monteforte d'Alpone, in provincia di Verona. Nella piccola frazione di Brognoligo, alcuni nuovi residenti hanno protestato per il suono delle campane, colpevoli di disturbare la loro quiete.

Così la chiesa di Santo Stefano ha ridotto notevolmente i rintocchi: l'Ave Maria e l'Angelus di mezzogiorno vengono annunciati soltanto dalla campana media, mentre il tradizionale concerto che precedeva le celebrazioni eucaristiche è stato sostituito da un unico rintocco alla mezz'ora.

Una scelta del parroco per evitare tensioni, ma che ha fatto insorgere i Campanari di Brognoligo, custodi di una tradizione secolare che vorrebbero tutelare nel tempo. Qui infatti le campane non sono semplicemente strumenti che scandiscono le ore: rappresentano l'arte campanaria veronese, nata nel Rinascimento e tra le poche al mondo capaci di trasformare un insieme di bronzi in un vero strumento musicale. Non semplici rintocchi, ma melodie. Per chi, tra i residenti, è cresciuto con quei suoni, non si tratta di una semplice modifica dell'intensità o dell'orario: significa assistere alla scomparsa di un frammento della propria memoria collettiva. Tuttavia il caso di Brognoligo è soltanto l'ultimo episodio di una storia che si ripete in molte parti d'Italia.

Da Bologna e il suo hinterland a Imperia, da Caltanissetta al Trentino, le campane sono finite sempre più spesso sotto accusa. C'è chi ne chiede il silenzio, chi la riduzione dei decibel, chi la sospensione nelle ore notturne.

Una richiesta che formalmente riguarda il rumore, ma che in realtà apre una questione più profonda: quale spazio resta alle tradizioni in una società che cambia? L'Italia è il Paese dei mille campanili.

Per secoli hanno vegliato su città, paesi e contrade, accompagnando gioie e lutti, scandendo il tempo e ricordando a intere generazioni l'esistenza di una comunità. Il campanile non è mai stato soltanto un edificio religioso. È stato il centro attorno al quale sono nate identità, tradizioni e culture locali.

Sono proprio quelle differenze ad aver costruito l'Italia: non una nazione uniforme, ma una straordinaria somma di storie, riti e simboli. Il problema, allora, non è soltanto il volume di una campana. È il rischio che ciò che per secoli ha definito i nostri luoghi venga percepito come un fastidio da ridurre, anziché come un patrimonio da custodire. Oggi tocca alle campane.

Ieri sono state altre tradizioni a finire nel mirino: il presepe da nascondere, il Natale ribattezzato «festa d'inverno», il crocifisso trascinato nelle aule dei tribunali, le processioni considerate un intralcio al traffico. E così la nostra storia pian piano viene sacrificata sull'altare della suscettibilità di pochi.

Il silenzio delle campane non è soltanto una perdita: è l'ennesimo sintomo di un problema ben più grande.

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