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Cronaca locale

Perde pensione e portafoglio: la spesa fatta dai carabinieri

Il protagonista ha 71 anni, viene da Villa d’Almè, e da tempo divide un alloggio precario con il fratello. Quando si è accorto che il borsello documenti, portafoglio, l’intera pensione di agosto appena incassata non c’era più, non ha perso solo dei soldi

Carabinieri

C’è un gesto che si ripete migliaia di volte al mese in Italia, sempre uguale e sempre diverso: un uomo anziano esce di casa, ritira la pensione, torna a piedi verso la sua vita fatta di piccole cose necessarie. Venerdì pomeriggio, a Curno, paesino di 8mila abitanti alle porte di Bergamo, quel gesto si è spezzato a metà.

Il protagonista ha 71 anni, viene da Villa d’Almè, e da tempo divide un alloggio precario con il fratello. Quando si è accorto che il borsello documenti, portafoglio, l’intera pensione di agosto appena incassata non c’era più, non ha perso solo dei soldi. Ha perso il margine, lo zero virgola che separa il mese che si può affrontare da quello che si teme.

È andato dai carabinieri, come si fa. Ha sporto denuncia, come prevede la procedura. Il maresciallo di turno ha preso i dati, l’orario, il luogo presunto dello smarrimento: la solita trafila, gli stessi gesti di sempre. Ma questa volta qualcosa si è inceppato, in senso buono. Perché davanti a loro non c’era solo un cittadino che aveva perso un oggetto. C’era un uomo che, nel raccontare i fatti, lasciava trapelare molto più di quanto la denuncia richiedesse.

I militari della stazione di Curno, davanti a lui, hanno visto qualcosa che andava oltre il verbale: uno sconforto vero, non recitato, quello di chi sa fare i conti e sa che non tornano. Hanno fatto una cosa semplice, che semplice non è: hanno ascoltato. Hanno lasciato che l’uomo raccontasse, oltre la denuncia, la sua condizione. La casa che non è casa sua, il fratello, la fatica quotidiana di arrivare al pasto successivo.

Non è la prima volta che una stazione dei carabinieri di provincia si trova a fare i conti con la fragilità silenziosa che attraversa tanti paesi italiani quella che non fa notizia, che non genera allarme sociale, ma che si consuma dietro le porte di casa, tra bollette e pensioni che bastano appena. Curno non fa eccezione. Così hanno deciso, senza che nessun regolamento glielo chiedesse, di fare la spesa per lui. Non un gesto eclatante. Buste della spesa, generi di prima necessità, quello che serve per tirare avanti qualche giorno mentre si ricostruiscono i documenti e si affronta, chissà come, il resto del mese.

Il Comando provinciale lo chiama «servizio di prossimità». È una definizione tecnica per qualcosa che, in fondo, è più semplice: la differenza tra fare un lavoro e farlo davvero, tra prendere una denuncia e prendersi cura di chi la sta facendo.

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