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Migranti uccisi, pista caporalato

I braccianti bruciati vivi ad Amendolara

Migranti uccisi, pista caporalato
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Guadagnavano 350 euro al mese nella raccolta delle fragole. Ma il denaro restava sulla carta. I caporali si intascavano tutto per vitto e alloggio. Un appartamento a Villapiana che il pakistano Waseem Khan, 29 anni, i tre afghani di etnia pashtun, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Iayjad, 27 anni e Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, dividevano con il connazionale Mohammad Taj Alamyar, 35 anni, unico sopravvissuto, e altri 5 braccianti afghani. Li ha visti dimenarsi e agonizzare, Alamyar, mentre lui, spaccando a pugni un finestrino, si libera e fugge dal minivan con gli sportelli sbarrati. Sono loro gli autori della strage di Amendolara. Tutto perché i migranti non vogliono più esser schiavi dei «kapò» che si prendono l'intero guadagno. Il supertestimone ha raccontato che i due hanno bloccato le portiere e versato benzina sul furgone.

L'uomo parla di mafia pakistana e di caporali anche se il procuratore di Castrovillari è cauto. «Crudeltà inenarrabile», spiega il questore di Cosenza Antonio Borelli. L'Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie», posta Giorgia Meloni.

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