Pestaggio mortale di Nicola Musiani: è caccia al quinto assassino. In attesa della convalida del fermo per quattro membri della baby gang che ha ucciso a calci e bottigliate il 53enne sullo slargo di viale Tritone a Pinarella, i carabinieri di Cervia e Ravenna cercano un altro componente della spedizione punitiva.
Una gang di balordi che la notte tra il 18 e il 19 luglio massacra di botte Nicola il «Freak» davanti al suo camper. Oltre a Ragme Oussama, 22 anni, marocchino residente a Meldola, Long Finn Conor, 19 anni di Faenza, Abir Houssam, 21 anni, marocchino residente a Forlì e a Mahboubi Bilal, 23 anni di Forlì, la banda sarebbe composta da altri due giovani. Il quinto si sarebbe dato alla latitanza mentre il sesto è un 16enne. Il peggiore dei sei, secondo l’informativa inviata dagli inquirenti al Tribunale dei Minori.
È lui che attacca briga con il 53enne poche ore prima del pestaggio, che chiama i rinforzi e decide che Nicola deve pagare per quella discussione. È sempre lui, secondo i testimoni e le immagini delle telecamere, ad apostrofarlo come «tossico», probabilmente per il suo fisico asciutto e lo stile di vita ai margini della società. Dalle parole ai fatti. Il gruppetto, uscito da una discoteca, si presenta poco prima dell’alba del 19 luglio davanti al camper di Nicola. Il 16enne, spalleggiato dagli amici, lo provoca ancora urlandogli di uscire fuori. Poi, in sei, si scaraventano contro di lui. Calci, pugni, sassate e una bottiglia di vetro frantumata in testa. Un pestaggio violentissimo anche quando la vittima è a terra. Infine se la prendono con un camper vicino e solo per un soffio non si accaniscono su di un 50enne cesenate che era con Musiani nel momento del pestaggio. L’uomo, un cameriere stagionale in uno stabilimento balneare, si salva solo perché riesce a chiudersi dentro il van.
Tre giorni di agonia, poi, il 22 luglio, Musiani muore. L’autopsia è devastante: choc emorragico cerebrale, otto costole fratturate, una vasto ematoma interno alla schiena e numerose ecchimosi sparse. Scattano i fermi, le perquisizioni, il sequestro dei telefonini. Le immagini di una dash cam sono chiare: la gang è la stessa che un mese prima devasta un bar a Meldola. Immediate le reazioni politiche. «Una violenza assurda e inaccettabile - commenta su Facebook il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini -. Giustizia per Nicola, senza sconti. Chi porta violenza, odio e delinquenza in Italia non è il benvenuto. Fuori!». Rincara la dose il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci: «Quattro magrebini arrestati per l’efferato omicidio di Nicola Musiani. Mi sarei aspettato che il sindaco di Bologna, Lepore e quello di Modena, Mezzetti, avessero chiamato a raccolta i cittadini come hanno fatto per Fakir, per un’adunanza di preghiera e cordoglio. Anche per evidenziare le storture di una politica immigratoria che loro stessi hanno promosso e sostenuto. Ma Nicola Musiani non è islamico, non è gay, non è un ragazzo dei centri sociali che lancia estintori contro i carabinieri, non è un africano che assalta con il machete chi passa per strada. Non merita una mobilitazione».
