Gli agricoltori sono in ginocchio: "Senza aiuti, perderemo tutto"

Uno studio di Coldiretti stima perdite per 7,4 miliardi per l’agroalimentare made in Italy. Il grido d'aiuto degli imprenditori agricoli: "se nessuno ci aiuta perderemo tutto"

Gli agricoltori sono in ginocchio: "Senza aiuti, perderemo tutto"

Arrivando nelle campagne del Lazio non stupisce più la calma delle stradine sterrate. Ormai, salendo dal centro della città, chiuso per il lockdown, la sensazione di pace è diventata senso di vuoto che non ha più confini. A nord della Capitale entrando in uno dei pochi comuni bollato come zona rossa nella regione all’inizi dell’epidemia di Coronavirus, Nerola, le foglioline degli ulivi si muovono piano spinte dal vento di quell’aria pulita che profuma d’estate. Eppure quando iniziamo a parlare con David sembra che, anche immersi nel verde, manchi l’ossigeno. Il blocco di attività, aziende, esercizi commerciali, ordinato dal governo per allontanare il virus ha fermato, di botto, l’economia di un’intero Paese e gli imprenditori agricoli dopo due mesi di stop si ritrovano soffocati dalla crisi economica.

“Non ci sono i soldi per mandare avanti la produzione, rischiamo di perdere il raccolto di un’intero anno perché senza entrate non riusciamo a sostenere le spese”, ci racconta David Granieri che per vivere produce olio e nella stagione stiva apre l’agriturismo nella sua tenuta. Le piante non si fermano, la natura segue il suo ciclo e fermarlo non può essere un dpcm. “Si continua a lavorare altrimenti perdiamo tutto. Tutto il possibile incasso del prossimo anno”. Ma le giacenze sono troppe, l’invenduto ha raggiunto numeri mai visti portando gli imprenditori a registrare un calo delle vendite che supera il 50%. “Facendo un calcolo approssimativo tutto la merce che ancora abbiamo in stoccaggio mi farà perdere circa 150mila euro”, continua David.

Secondo uno studio le imprese agricole italiane avrebbero avuto una diminuzione delle attività a causa della pandemia Coronavirus che ha sconvolto i mercati. “L’impatto della pandemia Covid-19 per l’agricoltura varia da comparto a comparto con picchi anche del 100% per l’agriturismo, dove sono chiuse per le misure anti contagio tutte le 23mila strutture italiane, mentre tra le aziende agricole che esportano il 70% sta subendo cancellazioni di commesse anche per le difficoltà alle frontiere”, dichiara la Coldiretti. Che stima, per i quasi 2 mesi di lockdown, perdite per 7,4 miliardi per l’agroalimentare made in Italy. Un crollo dovuto al calo delle esportazioni che sono praticamente dimezzate con una perdita stimata di -3,6 miliardi. Alla chiusura della ristorazione alimentare, che rappresenta un importante mercato di sbocco, il principale se si fa riferimento ad aziende medio/piccole, che registrerebbe un danno di -3,3 miliardi. Allo stop di attività come l’agriturismo che avrebbe portato introiti per 500 milioni.

Numeri che spaventano e che si traducono in un grido d’allarme finora rimasto inascoltato. “Bollette, operai, manutenzione sono tutte spese che siamo costretti a sostenere nonostante i guadagni siano azzerati e dallo Stato non è ancora arrivato un euro”, ammette con rabbia Edoardo Amici, vitivinicoltore. Le botti nella sua cantina, dove ogni anno maturano migliaia di litri di vino, sono ancora tutte piene. “Ci troveremo ad agosto, settembre, ad affrontare la prima vendemmia senza sapere dove mettere il vino nuovo”. Perché le piante continuano a crescere, mentre l’uomo è costretto a fermarsi. Ad accrescere è la preoccupazione e si moltiplicano le domande a cui nessuno è ancora riuscito a dare una risposta. “Come smaltiamo il vino d’annata? E con quali soldi arriveremo a fare i prossimi investimenti quando tutto ripartirà?” L’incertezza regna sovrana, mentre il governo continua a prolungare la chiusura e non sembra in grado di fornire linee guida per una prossima riapertura.

“A qualcuno sono arrivati i 600 euro. A un’azienda come la mia non bastano neanche per affrontare una giornata di lavoro”, ci spiega Guglielmo Schiaffini proprietario di un’azienda vinicola nel comune di Ariccia, alle porte di Roma. I suoi acquirenti principali sono enoteche, alberghi e ristoranti. Tutte attività chiuse da più di sessanta giorni. Per non parlare delle esportazioni. I clienti stranieri che da anni riuscivano a portare nelle tasche dell'agricoltore importanti somme di denaro hanno dovuto fermare gli ordini e il il prodotto già imballato e pronto per la spedizione, ora, è un masso sulla schiena. Un muro che ostruisce l'ingresso del magazzino di Guglielmo come a ricordare il peso di una crisi che non vede ancora la parola fine.