La denuncia di medici e operatori: "Noi vittime di violenze, ci trattano da untori"

Continuano le aggressioni e le intimidazioni agli operatori della Croce Rossa. La denuncia della Cri: "Minacciati e vittime di estorsioni"

Sono al servizio dei cittadini, schierati in prima linea al fronte contro il coronavirus, eppure continuano ad essere raggiunti da insulti beceri ed accuse infamanti. Sono gli uomini e le donne della Croce Rossa Italiana, sovente vittime di intimidazioni esecrabili e ingiurie a dir poco deplorevoli. Ci salvano la pelle e vengono ripagati con una indegna moneta: quella dell'ingratitudine.

Una scellerata quanto parrossistica legge del contrappasso. Neanche un'epidemia di proporzioni globali come quella del coronavirus è riuscita a frenare atti di violenza miseramente bassi ai danni degli operatori Cri, volontari in trincea quotidiana che arrischiano la propria vita per strappare alla morte quella di qualcun altro. Lo fanno ogni dannato giorno, talvolta sprovvisti persino dei dispositivi di protezione individuale. Ma, a quanto pare, l'impegno profuso non è sufficiente a neutralizzare la rabbia di qualche balordo in cerca di una inspiegabile, sanguinaria vendetta.

Nel primo anno di attività dell'Osservatorio di denuncia in seno alla Croce Rossa, è stata registrata una media di 7 segnalazioni al mese relativa ad aggressioni nei confronti di operatori sanitari. Quasi la metà di esse non erano limitate al "semplice" insulto o invettiva ma degeneravano in veri e propri scontri fisici, al limite della barbarie. Dai dati raccolti è emerso che, nel 71,21% dei casi, si è trattato di violenze perpetrate durante il trasporto sanitario ad opera di persone non direttamentamente coinvolte nel soccorso (no utente). Nello scenario meno violento - ma si tratta chiaramente di un eufemismo - sono state vandalizzate intere ambulanze con lanci di petardi e altri pericolosi ordigni. Un fenomeno dilagante che, con l'avanzare del tempo, sta evolvendo in un preoccupante allarme sociale a tutte le latitudini del Paese. E neanche il Covid-19 sembra essere un valido deterrente.

"Sono troppe le notizie che giungono da alcune parti d'Italia e che ci narrano di esecrabili intimidazioni ai danni dei soccorritori di ritorno dalle 'zone rossè, trattati come 'untorì e minacciati dai datori di lavoro di licenziamento o dai vicini di casa di ritorsioni. Questo stigma è intollerabile, assurdo e a dir poco autolesionista, visto che perpetrato ai danni di chi si prende cura di tutto il Paese senza sosta e con una tenacia incredibile". Lo dichiara, in una nota, il presidente della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, che aggiunge: "Per fortuna è la netta minoranza quella dell'insulto e della paura rispetto a un'Italia migliore. E' necessario, tuttavia, fare sentire doppiamente il nostro grazie a questi straordinari esempi di Umanità in azione".

In attesa che venga applicata una norma anti-violenza contro i camici bianchi, già presente in Senato, continua la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Croce Rossa. "Non sono un bersaglio", recita lo slogan. Ma ancora non basta.

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