Quel colloquio di lavoro fatto in bicicletta

Davide Cellai: "Per uscire dalla crisi il governo irlandese ha deciso di privilegiare progetti di ricerca che coinvolgessero le aziende. Un ricercatore deve presentare progetti con partner industriali"

Fisico laureato all'Università degli Studi di Milano, prestato alla matematica applicata, Davide Cellai si occupa di sistemi complessi, in particolare quelli che si possono modellizzare con una rete (le infrastrutture, la società, i sistemi bancari, ecc.). Lavora come postdoctoral researcher nel dipartimento di matematica e statistica dell'Università di Limerick (Irlanda).

Perché hai lasciato l'Italia?
Per caso. Dopo la laurea, nel 2003, cercavo un dottorato, possibilmente non a Milano, dove sono vissuto i primi 25 anni della mia vita. Non necessariamente pensavo di andare all'estero, ma di fatto la prima opportunità concreta fu Dublino. Dopo uno scambio di email con un professore irlandese, e per la difficoltà di riuscire a trovare un orario nella sua agenda, gli avevo dato il mio numero di cellulare. Ebbene, mi chiamò mentre ero in bicicletta al parco. Con il telefono in una mano e la bicicletta nell'altra, pensavo che mi volesse contattare per fissare un colloquio, e invece me lo fece lì per lì, al telefono, ovviamente in inglese, sotto lo sguardo un po' interrogativo di qualche passante. Dopo circa 45 minuti mi chiese se ero disposto a cominciare un dottorato entro poche settimane.

Ora come ti trovi? 
Al lavoro mi trovo molto bene. Lavoro in uno dei gruppi di ricerca più autorevoli e competenti in teoria delle reti. Nella vita, anche: molti danno la colpa all'ambiente per un'inquietudine che, secondo me, spesso è dovuta ad altri fattori. Forse sono solo stato fortunato, ma dove sono andato io (prima a Dublino, poi a Limerick) ho stabilito una solida rete di amicizie. E poi gli irlandesi sono molto accoglienti, è facile essere immigranti qui.

Hai valutato altri Paesi/soluzioni?
Come dicevo, non ho scelto di venire in Irlanda, è stata l'Irlanda a scegliere me. Se dovessero presentarsi opportunità interessanti per la mia carriera, non avrei problemi a spostarmi.

Ti pesa di più essere dovuto andar via o cosa?
Non mi pesa il fatto di essere andato, anche perché ormai penso all'Europa come un'unica nazione. In due ore e mezza di aereo sono a Milano. Se vivessi a Bari o a Palermo non sarebbe molto diverso. Preferisco stare in Europa per essere non troppo lontano dai miei genitori.

Rimproveri qualcosa all'università italiana?
Non sono uno di quelli che pensa che l'università italiana sia allo sfascio per colpa dei docenti. Certo, essendomene andato quasi subito dopo la laurea, le mie informazioni sono incomplete e so da molti amici che la vita non è facile, però, se guardo alla mia esperienza, non ho visto così tanti atti di nepotismo, e i ricercatori italiani sono spesso scienziati di prim'ordine. Certo, è inevitabile che gran parte dei più bravi vadano all'estero perché sono pagati molto meglio. Comunque, in tutti i Paesi del mondo i ricercatori vengono assunti con dei colloqui, non per concorso. Il sistema funziona quando ci sono dei criteri sufficientemente oggettivi per incentivare il merito.

Puoi farmi un esempio in tal senso?

I dipartimenti e le università irlandesi si sforzano di crescere nelle graduatorie (che misurano l'eccellenza, pur con tutti i limiti del caso), o di puntare sui temi di ricerca ispirati alla politica scientifica del governo, per essere poi premiati nell'assegnazione dei fondi di ricerca. Se non rispetti gli obiettivi promessi, rischi di essere penalizzato nel round successivo (i panel di valutazione sono sempre internazionali, quindi lontani da logiche locali). In Italia non so se c'è questa consapevolezza e se ci sono direttive efficaci sui temi scientifici d'interesse nazionale. Per uscire dalla crisi, il governo irlandese ha deciso di privilegiare progetti di ricerca che coinvolgessero le aziende. Anche molti fondi europei adesso incentivano collaborazioni con l'industria. Questo significa che per ottenere fondi più facilmente, un ricercatore deve presentare progetti di ricerca con dei partner industriali. Si tratta di una misura forse di corto respiro, perché di fatto penalizza la ricerca pura, ma penso che abbia avuto un impatto sull'economia e sia uno dei fattori che contribuiscono a far salire così tanto il Pil irlandese (nel 2014 si prevede uno strabiliante +4,6%).
 

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