"La devi lasciar stare". Cosa non torna nell'omicidio di Trieste

Alì Kashim ha ucciso il suo rivale in amore soffocandolo con un laccio. Ora anche la 19enne contesa tra i due ragazzi è stata iscritta nel registro degli indagati

"La devi lasciar stare". Cosa non torna nell'omicidio del 17enne ucciso dal rivale

Ci sono ancora molti punti oscuri nell'omicidio di Trieste. Alì Kashim, cuoco italiano di origini serbo-marocchine, ha ucciso il suo rivale in amore, il 17enne Robert Trajkovic, strangolandolo con un cordino nel sottoscala dell'ostello. Nonostante la confessione del presunto omicida, la procura vuole vederci chiaro sulla dinamica del delitto. Ora anche Letizia, la 19enne contesa tra i due ragazzi, è stata iscritta nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato per favoreggiamento.

Il racconto della ragazza

"Alì aveva telefonato a Robert in lacrime supplicandolo di mettersi da parte e di non venire da me per la notte. Ma Robert voleva venire lo stesso". A parlare è Letizia, ancora sotto choc per la tragedia. La sua testimonianza è fondamentale per capire cosa sia accaduto quella notte maledetta tra Robert e Alì. Secondo gli inquirenti, la giovane non era presente sulla scena del crimine ma per certo ha assistito all'ultimo scambio di battute (al telefono) tra i due ragazzi. Era in stanza con Alì quando Robert le ha comunicato che avrebbe ritardato all'appuntamento. Tuttavia il suo racconto non ha convinto fino in fondo la procura tanto che, un paio di giorni fa, la ragazza è stata iscritta nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato per favoreggiamento. Ma, come ben chiarisce il Corriere.it, si tratterebbe di un'accusa mossa dai silenzi della 19enne più che da prove concrete a suo carico.

La confessione di Alì

Le cause del decesso sono l'unico punto fermo in questa brutta storia. L'autopsia eseguita dal medico legale Fulvio Costantinides ha accertato che Robert è morto per asfissia: Alì lo ha strangolato con un laccio poi, ha occultato il cadavere con un materasso. Ed è proprio questo un altro nodo della vicenda: come è possibile che il corpo senza vita del 17enne sia rimasto nel sottoscala per 24 ore senza che nessuno se ne accorgesse? Dopo aver aggredito la vittima, Alì avrebbe tentato di depistare le indagini prodigandosi nelle ricerche dell'amico. È crollato solo quando la polizia lo ha messo alle strette fingendo che ci fossero prove schiaccianti a suo carico. Da lì, il fermo e l'accusa di omicidio. "Gli avevo detto di lasciarla stare, lui mi ha risposto male e mi ha dato anche uno schiaffo, allora l'ho girato e l'ho stretto al collo con il braccio... ho portato il corpo nel sottoscala coprendolo con un materasso che era lì", sono state le sue ultime parole prima di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Il triangolo amoroso

Amicizia, amore e gelosia. È questo il contesto in cui è maturato l'omicidio. Robert e Alì erano amici di vecchia data. Il loro legame si era incrinato nel momento in cui avevano scoperto di essere invaghiti della stessa ragazza, Letizia. La 19enne, che da due anni vive in Germania, era innamorata di Robert. Un sentimento corrisposto che ha mandato su tutte le furie il 21enne marocchino, accecato dalla gelosia nei confronti del suo rivale in amore. Quindi la sera del 7 gennaio Alì ha atteso Robert nel sottoscala dell'ostello dove alloggiava Letizia e lo ha strangolato dapprima a mani nude poi, con un cordino. "Volevo solo spaventarlo", ha dichiarato il presunto omicida dopo il fermo. "Lo stato d'animo dell'indagato pare fosse segnato da risentimento e morbosa gelosia... ma non da fredda risoluzione, quanto, piuttosto da insicurezza e ossessione", scrive il giudice Marco Casavecchia nell'ordinanza che ha disposto il carcere. Per il gip non c'è premeditazione, nonostante il laccio la possa far pensare: "Poco prima del delitto - conclude - sperava ancora di restare con lei, quella notte".

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