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Cucina

Parigi, alla fiera delle novità a caccia di assaggi

Il “Whisky Live Paris” attira 25mila visitatori: dal boom dei francesi ai single malt più rari, dai torbati ai rum bianchi, ecco le chicche da provare

Assaggi sopraffini e curiosità. A Parigi il gotha dei distillati attrae visitatori da tutto il mondo

Parigi Per fortuna l’appassionato di whisky non è obbligato alla monogamia, altrimenti non avrebbe altra manifestazione all’infuori del Whisky Live Paris. L’evento annuale organizzato dalla Maison du Whisky è infatti di gran lunga il più frequentato al mondo, con 25mila visitatori nel corso dei tre giorni. Il motivo è semplice: è a Parigi, il che è sempre un plus estetico, ospita le maggiori novità in uscita sul mercato, offre la possibilità di assaggiare vere e proprie rarità e - cosa non da sottovalutare - ha anche uno spazio per la mixology.

Anche quest’anno, nonostante la flessione dei consumi, il WLP non ha deluso. Oltre all’eccezionale serie Nikka Artist (vedi box sotto), il Giappone è stato come sempre protagonista: fra le tante novità, da segnalare la nuova limited release Yamazaki Refill Spanish oak invecchiata in botti ex sherry e gli imbottigliamenti di barili singoli di Chichibu - torbati e non - per la serie Les Anthologistes. Ichiro Akuto, fondatore di Chichibu, è anche stato protagonista di una delle degustazioni più attese, in cui è stata aperta anche una bottiglia mitica: l’Hanyu Ichiro’s malt «Joker» della Card series, una chimera da 8mila euro all’asta.

Epocale anche la masterclass in cui Luca Gargano, l’uomo dietro alla genovese Velier nonché maggior esperto di rum al mondo, ha raccontato la storia della scoperta dello stock perduto di barili di rum Caroni. Un viaggio incredibile attraverso quattro assaggi del possente distillato di canna di Trinidad. Rimanendo sulla canna, sorprendente è il nuovo Hampden Fresh: un rum giamaicano bianco ad alti esteri e grande esplosività che ha animato le serate alla «Cocktail street» a colpi di daiquiri. Altrettanto incredibile è il più vecchio Clairin mai prodotto: il Vieux Casimir 10 anni di Velier porta il distillato agricolo di Haiti a livelli di eleganza e profondità mai sperimentati. Tutti da provare poi i Neisson della Martinica per la serie Artist: il bianco «Esprit Clos de Godinot» è una bomba, il 10 anni in botti ex mizunara è epico.

Ma la Scozia? Presente, con bei gioiellini: Glendronach compie 200 anni e festeggia con un 14 anni invecchiato in botti ex Clairet, ma a spiccare è il 30 anni, in cui la maturazione in sherry Amontillado, PX e Oloroso regala un equilibrio unico. Compleanni pesanti anche per Glenfarclas, che lancia la 190th anniversary, e per Old Pulteney, il cui single cask invecchiato 17 anni è il perfetto esempio di whisky costiero minerale.

Altre novità: Glenallachie 10 anni invecchiato in rovere mongolica; il più vecchio Hearach mai rilasciato dalla Isle of Harris distillery, ovvero un single cask 9 anni sapido e iodato; un favoloso Laphroaig 35 anni «Dugald Johnston», medicinale ed elegantissimo. Discorso a parte invece meritano gli imbottigliatori indipendenti, da Gordon & MacPhail con i suoi Macallan (che ricordano a Macallan quanto sarebbe buono il suo distillato senza le discutibili scelte di marketing attuali) a Signatory, da Sukhinder Singh con la sua serie «Single malts of Scotland» a Decadent Drinks, il cui tropicalissimo e lussureggiante Cragganmore 36 anni ha stregato il pubblico.

Fuori dalla Scozia, al netto di un interessante Irish whiskey (il Teeling invecchiato in botti di vino bianco dell’Alentejo, decisamente più beverino della dolcissima e un filo stucchevole versione in botti di rum Santa Teresa), la parte del leone la fa la Francia, dove ormai sono 150 le distillerie di whisky attive. Uno su tutti: Lamaison whisky de Pays. Si tratta di un entry level realizzato dalla stessa Maison du Whisky utilizzando tre diversi cereali e 11 tipi di alambicchi. L’idea è creare un ideale «whisky francese», utilizzando l’intero Hexagon come distilleria. Un progetto ambizioso almeno quanto la nuova serie «Terroir» di Milk&Honey, dove 4 single malt identici sono stati fatti maturare in 4 diversi climi in Israele, con risultati incredibilmente differenti.