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Cucina

Pastiglie Leone tra grafica e manifattura

Due piani di percorso, tra ambienti immersivi, installazioni interattive e affacci sulle linee produttive, in un viaggio multisensoriale alla scoperta degli ingredienti e delle lavorazioni

Pastiglie Leone

Manifattura e racconto. Niente alcol questa settimana, ma l’ubriacatura in un marchio che nei suoi 170 anni ha fatto la storia artigianale, industriale e anche grafica del Paese. Navigatore puntato su Collegno, via Italia 48 e sulla nuovissima «Fabbrica della felicità» di Leone 1857. Nel grande atrio tutto trasparenze, la scala elicoidale, opera dello studio di architettura milanese Piuarch, ricorda il Guggenheim di New York e abbraccia la serra che porta verde e vita. Non capita spesso di poter entrare in uno stabilimento e vedere i dipendenti all’opera, ma i più curiosi potranno anche trasformarsi in artigiani, imparando a fabbricare le iconiche Pastiglie che appartengono all’immaginario di più generazioni da quando Luigi Leone aprì la sua bottega a Neive e in pochi anni si trasferì a Torino per servire anche la Casa Reale. Nel 1934 il passaggio alla mitica Giselda Balla Monero e al fratello Celso Balla e nel 2018 l’arrivo di Michela Petronio e Luca Barilla che insieme ai figli Sara e Pietro lanciano la nuova sfida. «Abbiamo voluto - dice Petronio - che la manifattura aprisse le sue porte. Che questo fosse un luogo dove le persone lavorano, ma anche un museo e un luogo della conoscenza». Anni sono passati da quando nel 1901 le Pastiglie Leone comparvero con una pubblicità sui quotidiani e le testimonianze della storia sono esposte lungo il percorso. Ad accogliere i visitatori un’esemplare gigante della latta gialla Leone pensata per essere ricaricabile, geniale intuizione che ha fatto la fortuna del marchio. Due piani di percorso, tra ambienti immersivi, installazioni interattive e affacci sulle linee produttive, in un viaggio multisensoriale alla scoperta degli ingredienti e delle lavorazioni. Poi il Teatro con vista sulle storiche linee produttive delle pastiglie e del cioccolato, dove convivono macchinari d’epoca e tecnologie contemporanee. «Il nostro desiderio - spiega Luca Barilla - è portare valori umani un po’ diversi rispetto alle aziende tradizionali. Raccontare l’uomo con la sua spiritualità e la sua ambizione di progresso. Perché non c’è futuro senza educazione». E con il buon cioccolato, è tutto più facile.

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