Ecco i fondi che hanno resistito al virus

Vincono i gestori azionari che hanno selezionato di più, rendimenti fino al 12%

Ecco i fondi che hanno resistito al virus

Negli ultimi 12 mesi gli investitori che hanno puntato sull'azionario area euro hanno subito delle delusioni. Dopo un secondo semestre 2019 incoraggiante, con l'indice Eurostoxx in rialzo del 6,7%, il 2020 sembrava proseguire al rialzo: +4,7% lo score al 19 febbraio rispetto al 31 dicembre. Poi, però, lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha fatto precipitare i listini mondialiche, da aprile in poi, hanno iniziato il recupero. Il risultato finale è che, tra il 9 luglio 2019 e il 9 luglio scorso l'indice Eurostoxx delle Borse europee era sceso del 5,8% mentre i fondi azionari area euro large cap, cioè specializzati sulle aziende di maggiori dimensioni di eurolandia, hanno perso il 5,2 percento. Emerge tuttavia un plotone di 16 fondi, su 243 operativi, che ha realizzato una performance annuale positiva tra l'1% e il 9%, ma che in alcuni casi lievita al 12 percento.

Tra i fattori in comune a questi fondi che hanno «resistito» al Covid si nota un portafoglio concentrato in circa 50 titoli, e il fatto di essere poco esposti ai settori petrolifero e materie prime, cioè due tra i settori più penalizzati negli ultimi 12 mesi. Nell'elenco, anche alcuni fondi specializzati in investimenti sostenibili, che adottano scelte di investimento orientate su titoli di società con alti punteggi in ambito ambientale, sociale e di governance aziendale. Per il resto ha contato la selezione dei titoli che ha permesso di registrare risultati positivi, distinguendosi dall'indice.

Vediamo quali su che cosa hanno puntato alcuni dei fondi più «vincenti». Allianz Euroland Equity, per esempio, conta solo 51 titoli in portafoglio, i primi 10 dei quali, per peso, valgono il 41% del totale. Tra i principali titoli in portafoglio, insieme a blue chips europee come Lvmh, Zalando o Infineon Technologies, anche società che hanno beneficiato del lockdown. Tra queste la tedesca Nemetschek Allplan, un leader nelle soluzioni It per architetti e ingegneri. Oppure la francese Worldline che offre soluzioni di pagamento per aziende fisiche e online, e servizi di e-ticketing per agenzie pubbliche. Presente in portafoglio pure Bechtle, società tedesca che si occupa di architetture It che spaziano dalla digitalizzazione al cloud, dalla mobilità alla sicurezza. A livello settoriale, questo comparto è molto esposto alla tecnologia (35%), ai beni di consumo ciclici (16%) e ai beni industriali (13%) mentre è quasi privo di petroliferi (3%) e materie prime (2%).

Dnca Invest Beyond Semperosa, invece, ha appena 40 titoli in portafoglio e i primi 10 pesano per il 33%. Nove delle 10 aziende più importanti in cui investe sono brand conosciuti: Iberdrola, Dassault Systemes, Novo Nordisk, Schneider Electric,Roche Holding, Air Liquide, Unilever, Adidas e Asml. Oltre a Bureau Veritas, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica di conformità e certificazione. Il gestore di questo fondo al momento preferisce evitare i finanziari.

Al contrario, il team di gestione del comparto Dpam Invest B Equities Euroland punta molto sui finanziari (17,6% del portafoglio) che, insieme alla tecnologia (17,5%) è il settore con il peso maggiore. Poco esposto, invece, ai petroliferi (5%). A livello di titoli, 8 dei più importanti sono grandi marchi quali Sap, Schneider Electric, Air Liquide, Allianz e Merck. Due titoli invece hanno specializzazioni particolari: Kerry Group è una multinazionale alimentare irlandese, mentre Cellnex è una società spagnola attiva nel business delle torri per le telecomunicazioni elettroniche e digitali.

Tra i fondi con performance annuali positive che puntano sulla sostenibilità (i principi Esg) figura invece Fidelity Sustainable Eurozone Equity. Un comparto con 39 titoli in portafoglio. I primi 10 titoli per importanza equivalgono al 42% del totale, tra questi ci sono: Sap, L'Oreal, Kering e Essilorluxottica. A livello settoriale, i preferiti sono i beni ciclici (18%) e la tecnologia (17%) mentre servizi di pubblica utilità (6%), materie prime (4%) e soprattutto, immobiliare (2%) sono trascurati.

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