Eni accelera sul green e punta su Biden

La joint venture Usa a controllo. Falck Renewables rileva un parco solare in Virginia

Eni aggiunge un nuovo tassello al lungo percorso di transizione verso fonti energetiche verdi. Il nuovo passo, negli Usa, riguarda il solare, e arriva in coppia con Falck Renewables in un momento storico particolare. Con la nuova, futura presidenza Biden, infatti, si prospetta una forte crescita degli investimenti green. I piani del nuovo presidente degli Stati Uniti prevedono un pacchetto di 2.000 miliardi di dollari per energia pulita e contrasto ai cambiamenti climatici.

In questo contesto si inserisce l'accordo siglato dalle due controllate a stelle e strisce di Falck ed Eni (Falck Renewables North America e Eni New Energy US), attraverso Novis Renewables Holdings, partecipata rispettivamente al 51% e al 49%. Novis ha firmato un accordo con il gruppo Savion per rilevare il progetto solare Westmoreland da 30 Mw situato in Virginia.

Nel dettaglio, Novis gestirà la costruzione del progetto i cui costi sono stimati in 35 milioni di dollari. L'entrata in esercizio dell'impianto è attesa nel terzo trimestre 2021 e, una volta a regime, l'impianto fornirà energia solare pulita a una utility regionale per il fabbisogno di consumatori finali e industrie per i prossimi decenni, evitando oltre 33.000 tonnellate di CO2 all'anno.

Questo accordo rappresenta per Eni un ulteriore passo verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo della capacità di generazione da fonti rinnovabili. La nostra strategia è molto chiara, così come il nostro impegno a ridurre dell'80% le emissioni dirette ed indirette di CO2, ed affianca alle rinnovabili lo sviluppo dei bio-carburanti e della chimica bio e da riciclo", ha affermato Massimo Mondazzi, direttore generale dell'unità di business Energy Evolution di Eni. Per Eni e Falck Renewables si tratta del terzo progetto insieme negli Usa. Un'alleanza vista con favore dagli analisti con Mediobanca che sottolinea le opportunità significative create dagli incentivi federali Usa e dagli obiettivi degli Stati".

D'altra parte, la strada è ancora lunga, e le alleanze possono aiutare ad accelerare il cambiamento. Come definito dall'azienda, la strategia è quella di completare il processo di carbon neutrality entro il 2050. Prima, per il 2030, il target è di 15 gigawatt di capacità elettrica rinnovabile con gli investimenti che potranno essere divisi equamente tra oil&gas e settori green.

La transizione energetica per ora va a braccetto con lo sviluppo di petrolio e gas, per questo negli ultimi mesi Eni ha subito l'effetto Covid. Dopo aver toccato i 6 euro a fine ottobre, però, il titolo (che prima della Pandemia quotava oltre il doppio), è stato protagonista di un importante rimbalzo e ieri ha chiuso a 8,09 euro (+1,48%). Merito del trend di mercato innescato dalle notizie sui vaccini di Pfizer e Moderna contro il Covid; mentre, sul fronte petrolifero, una spinta potrebbe arrivare a fine mese. Ieri l'Opec+ ha rinviato al 30 novembre una decisione su eventuali tagli che possano sostenere la produzione. La situazione, con il Wti a 41 dollari e il Brent vicino a 44 dollari, resta comunque volatile con i mercati divisi tra l'ottimismo per i vaccini e gli effetti economici della pandemia.

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