Generali, tra i grandi azionisti due mesi per un'intesa sul cda

Nel consiglio di ieri nessuna contestazione. Ma Caltagirone e Del Vecchio vogliono trovare il nuovo ad entro settembre

Generali, tra i grandi azionisti due mesi per un'intesa sul cda

Il consiglio delle Generali ha rimandato i suoi problemi a settembre. Ieri l'ad Philippe Donnet, dalla sede milanese di City Life, insieme con il presidente Gabriele Galateri, ha presentato ai consiglieri (collegati da remoto) i risultati semestrali del gruppo, approvati all'unanimità. Mentre non sembra che siano state sollevate questioni diverse: il cda è stato «tranquillo».

All'orizzonte, come noto, c'è il tema del rinnovo dell'intero cda, previsto per la prossima primavera, ma con regole che dovrebbero cambiare: non più la lista di Mediobanca (primo azionista con il 13%) bensì una lista da presentare direttamente dal cda uscente. Una modifica che però deve essere approvata dallo stesso cda in carica. Ebbene, la questione verrà discussa in un prossimo consiglio, a fine settembre.

In questi due mesi c'è il tempo per trovare un accordo: da una parte Mediobanca, che sostiene Donnet e che vuole introdurre la lista del cda; dall'altra I due gandi investitori privati, Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone, con quasi il 5% a testa di Generali, che invece vogliono cacciare Donnet e dunque non sono favorevoli a un cambio di governance. Insieme a loro anche la Fondazione Crt (1,3%) e probabilmente i Benetton (4%).

Il punto è che all'interno dell'attuale cda i grandi soci italiani non hanno i numeri per approvare una propria proposta. Mentre Mediobanca li avrebbe, ma vuole evitare di procedere a colpi di maggioranza, anche perché significa andare contro ai suoi stessi due grandi soci: Del Vecchio con il 19% e Caltagirone con il 5% sono infatti anche i maggiori azionisti di Piazzetta Cuccia. Per questo la faccenda è rinviata a settembre, nella convinzione di riuscire a trovare un accordo per una lista del cda che tenga però conto dei desiderata dei soci «italiani». Per Caltagirone-Del Vecchio questo significa avviare la ricerca per un nuovo ad. E i nomi non mancano: dal numero uno delle Poste Matteo Del Fante, a Marco Morelli oggi in Axa, agli interni Giovani Liverani e Luciano Cirinà.

Per quanto riguarda Donnet, il manager francese sa di non essere gradito a una buona fetta del capitale e proprio ieri la sua situazione strideva con quella del suo omologo di Axa, la storica rivale di Generali, il cui board ha deciso di proporre il rinnovo del mandato di Thomas Buberl per altri 4 anni con oltre 6 mesi di anticipo sulla scadenza. È proprio l'operazione che avrebbe in mente Mediobanca, ma che si è incagliata ormai da mesi.

Lo stesso Donnet, peraltro, continua a parlare tramite i risultati ottenuti. E quelli attesi oggi, secondo il consensus degli analisti, saranno molto buoni: un risultato operativo che sfiora i 3 miliardi, una «solvency» del 235% e un utile netto di 1,47 miliardi dai 774 milioni di un anno f a. Risultati che permettono al ceo di Generali di continuare a consegnare ai suoi azionisti gli obiettivi promessi nel piano industriale. Compresi quelli della distribuzione di dividendi miliardari ai soci.

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