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Economia

Google, l’AI può valere fino a 11 miliardi per l’Italia: 44mila nuovi posti di lavoro entro il 2035

L’azienda investe inoltre un milione di dollari nella formazione dei professionisti delle industrie creative

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L’intelligenza artificiale generativa può diventare uno dei motori di crescita delle industrie creative italiane. È il quadro che emerge dallo studio globale indipendente condotto da Public First per Google e presentato a Venezia, secondo cui entro il 2035 i media generativi potrebbero produrre oltre 920 miliardi di dollari di Pil addizionale a livello globale. Più di 100 miliardi di dollari di questo valore potrebbero essere generati direttamente nelle filiere del cinema, della musica, del design e del gaming. Per l’Italia, la stima arriva fino a 11 miliardi di euro di Pil aggiuntivo entro il 2035, grazie anche agli effetti sull’insieme del sistema produttivo. Il valore aggiunto diretto per il comparto creativo locale, che comprende cinema, musica, design, editoria e audiovisivo, potrebbe invece raggiungere i 3,3 miliardi di euro. Un impatto che si inserisce in un settore già significativo per l’economia nazionale: il Sistema Produttivo Culturale e Creativo genera oltre 112 miliardi di euro di valore aggiunto e coinvolge 1,5 milioni di occupati in quasi 289mila imprese.

Più visibilità per i contenuti italiani

Tra gli effetti potenzialmente più rilevanti dell’AI c’è la possibilità di superare più facilmente le barriere linguistiche e ampliare il pubblico internazionale delle produzioni italiane. Secondo lo studio, gli strumenti di traduzione e localizzazione potrebbero aumentare fino al 540% la visibilità globale dei contenuti e delle produzioni in lingua italiana, con la possibilità di generare 1,9 miliardi di euro di nuovi ricavi dall’export culturale. L’impatto riguarderebbe anche l’organizzazione del lavoro. Public First stima un potenziale incremento del 20% della produttività individuale dei creativi, liberando in media 390 ore all’anno, pari a circa dieci settimane lavorative, da attività operative e ripetitive.

Entro il 2035 44mila nuovi posti di lavoro

Lo studio affronta anche uno dei temi più discussi legati all’intelligenza artificiale: quello dell’occupazione. Per il settore creativo italiano, il modello economico prevede una crescita netta di 44mila posti di lavoro nel prossimo decennio. L’abbattimento delle barriere tecniche e dei costi potrebbe inoltre permettere a 59mila persone in Italia di trasformare la produzione di contenuti e le professioni digitali in attività a tempo pieno. La questione, secondo Google, non riguarda quindi soltanto l’automazione dei processi, ma la capacità di creare nuove competenze e professionalità attorno agli strumenti digitali. È su questo punto che si inserisce anche la riflessione di Melissa Ferretti Peretti, Country Manager di Google Italia, che a Venezia ha richiamato il rapporto storico tra cinema e innovazione. Dal sonoro al colore fino agli effetti speciali, la tecnologia ha accompagnato l’evoluzione del linguaggio cinematografico mettendo nuovi strumenti nelle mani di chi crea. Nella stessa prospettiva si inserisce oggi l’intelligenza artificiale: uno strumento che può intervenire sui processi produttivi e creativi, senza però possedere storia, esperienza o capacità emotiva proprie.

Un milione di dollari per formare i professionisti creativi

Accanto ai numeri, Google ha annunciato a Venezia un nuovo capitolo di “AI Works for Italy”, il progetto dedicato alla diffusione delle competenze sull’intelligenza artificiale nel Paese. Attraverso Google.org sarà destinato un finanziamento di un milione di dollari al Fondo per la Repubblica Digitale, a cui si aggiungerà un cofinanziamento diretto fino a 500mila euro.. L’intervento punta a riqualificare tra 2mila e 2.500 professionisti a rischio di esclusione digitale nei settori del cinema e dell’audiovisivo, della musica e dell’informazione. L’iniziativa prenderà il via entro il 2026 attraverso una Open Call rivolta agli enti non profit che realizzeranno i percorsi formativi. I corsi sono previsti a partire dalla metà del 2027 e proseguiranno nel biennio 2027-2028, con moduli di alfabetizzazione sull’AI e workshop pratici dedicati ai diversi flussi di lavoro professionali. Il tema delle competenze è particolarmente rilevante in un settore composto per oltre il 95% da microimprese, liberi professionisti e case di produzione indipendenti, in un contesto in cui il livello delle competenze digitali di base in Italia resta inferiore alla media europea.

Tecnologia al servizio della creatività

In sostanza, l’ia deve restare uno strumento al servizio della creatività. È la linea che ha indicato anche Francesca Mortari, Director YouTube Sud Europa. “L’intelligenza artificiale, come la utilizziamo e la integriamo all’interno della nostra piattaforma, è per amplificare quella che è la creatività umana dei nostri creator”, spiega. “Studiamo e sviluppiamo strumenti che siano a loro disposizione per facilitare e ottimizzare il processo creativo”. Per Mortari, “quel guizzo che hai, quell’intuizione che hai è prettamente umana” e l’idea “resterà sempre assolutamente umana”. Anche per questo, aggiunge, “non realizziamo mai strumenti per il creator o per l’industria, ma con il creator e con l’industria”, perché “è la tecnologia che si deve adattare all’essere umano creativo e non viceversa”. Centrale anche la trasparenza: “I creator hanno l’obbligo di identificare nel contenuto quello che è reale e quello che è stato invece potenziato, migliorato o sviluppato con l’intelligenza artificiale”.

YouTube cresce sul grande schermo

Tra i fenomeni osservati da YouTube c’è la crescita delle visualizzazioni sul grande schermo. “Quello che ci ha colpito è la velocità con cui crescono le visualizzazioni e non c’è un verticale o un contenuto che ha più successo rispetto a un altro”, racconta Mortari. Un dato fotografa il fenomeno: i creator che beneficiano delle visualizzazioni e del tempo speso sul grande schermo “stanno crescendo del 40 per cento in numero, che è tantissimo”. Questo non trasforma però YouTube in una tv tradizionale: “Non siamo una televisione, siamo un’esperienza a 360 gradi”. La fruizione resta infatti on demand e interattiva: “L’utente utilizza il grande schermo, ma ci gioca anche sul grande schermo. Può commentare, può interagire”.

Creator e industria tradizionale sempre più vicini

La presenza di Google e YouTube alla Mostra di Venezia ha messo in evidenza anche il progressivo avvicinamento tra piattaforme digitali e industria cinematografica. Un esempio concreto è il nuovo canale YouTube di Rai Cinema, nato nell’ambito dell’accordo tra Rai Com e Google e presentato a Venezia. Lo spazio ospiterà cortometraggi, contenuti dai principali festival cinematografici, serie originali dedicate ai mestieri del cinema, video podcast, interviste e nuovi format realizzati anche con i creator digitali. Il progetto affiancherà Rai Cinema Channel, RaiPlay e la programmazione televisiva Rai, con l’obiettivo di ampliare il pubblico delle produzioni italiane e costruire un rapporto più diretto con le generazioni che si avvicinano al cinema attraverso il digitale.

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