I sindacati contro Alitalia: "Questo piano è da rifare"

Chiesto un confronto con il governo. Ma De Micheli: "Progetto giusto, serve discontinuità"

I sindacati contro Alitalia: "Questo piano è da rifare"

I sindacati confederali bocciano lo schema di piano industriale di Alitalia-Ita, illustrato ieri dai manager della compagnia - all'incontro ha partecipato anche l'ad Fabio Lazzerini - a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo: il piano viene considerato «insoddisfacente» e viene richiesto un confronto con governo e Parlamento. Più morbida nei toni la posizione della Fna (Anpac, Anpav, Anp), la federazione maggiormente rappresentativa di piloti e assistenti di volo, che richiede «una maggiore spinta nella fase iniziale del piano, pur rilevando una complessiva coerenza dell'impianto industriale». Tutte le sigle sono unite nella preoccupazione per gli aspetti occupazionali. Il personale sarà praticamente dimezzato (da 10.500 a 5.200-5.400 dipendenti, la flotta passerà dai 114 aerei del 2019 a 52), e qui s'innesta la critica dei confederali per gli investimenti complessivi, che considerano migliorabili rispetto «alla flotta, alla manutenzione e all'handling»: «Ci chiediamo affermano in una nota - come un ridimensionamento del genere possa consentire una qualche ripresa della compagnia di bandiera». Il punto cruciale, per i sindacati, è l'occupazione.

Ita - ovvero la newco, di cui è presidente Francesco Caio - assumerà la metà dei dipendenti attuali: e gli altri che fine faranno? Teoricamente resteranno in capo alla bad company, cioè all'amministrazione straordinaria, che però non potrà farsene carico per questioni di cassa: ecco la necessità, espressa concordemente da tutte le sigle sindacali e professionali, di creare sistemi adeguati di ammortizzatori sociali per un tempo medio lungo; nel piano è previsto che a fine quinquennio, nel 2025, i lavoratori saranno 9.500. Ciò significa che un numero anche importante di persone potrà (auspicabilmente) essere riassunta. Nel settembre 2021 scade anche la cassa integrazione e andranno quindi valutate altre misure, comprese eventuali assunzioni in società controllate dal ministero dell'Economia.

I confederali chiedono «un rilancio vero. Vogliamo la garanzia che tutti i lavoratori della compagnia entrino in Ita», cosa che sarà ben difficile volendo far quadrare i conti. Ivan Viglietti, segretario nazionale della UilTrasporti, sottolinea altre carenze del piano: «Non tratta con chiarezza il tema delle regole e non tutela il diritto di reciprocità di rotte tra diversi Paesi. Non approfondisce il tema del trasporto merci e non dà il giusto peso all'aeroporto di Milano Malpensa».

Ieri il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, ha affermato che «il piano industriale di Ita è solido, ora passerà al vaglio delle camere e della Ue. La grande discontinuità di Ita rispetto alla gestione anche privata del passato è nel non fare gli stessi errori che sono stati fatti sui mercati, sulle rotte, sulla flotta, sull'assetto societario e sull'organizzazione del lavoro».

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