L'oro vicino al tetto di 2.300 in attesa del taglio della Fed

I grandi investitori si riposizionano dopo la corsa dei listini Anche le banche centrali pronte ad aumentare le riserve

L'oro vicino al tetto di 2.300 in attesa del taglio della Fed
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L'oro ieri ha segnato un nuovo record storico. Le quotazioni hanno toccato i 2.265,7 dollari l'oncia, aggiornando i massimi della scorsa settimana, per poi assestarsi attorno ai 2.240 dollari. L'impennata ha molteplici cause: la prima è strettamente tecnica, la seconda è di natura commerciale, mentre la terza è di chiara matrice geopolitica.

Il fattore tecnico è legato alla performance dei listini americani. Negli ultimi 12 mesi il Dow Jones ha guadagnato poco meno del 20% a fronte del 12% circa del metallo prezioso la cui accelerazione è stata evidente nell'ultimo trimestre. Il taglio dei tassi da parte della Fed si avvicina sempre più e gli operatori si interrogano se gli investimenti azionari siano ancora convenienti visto che molti titoli, soprattutto i tecnologici, viaggiano a livelli record. Nonostante il minor costo del denaro spinga naturalmente i flussi verso l'azionario alla ricerca di maggiori rendimenti, è necessario anche un solido hedging rispetto a un quadro tecnico che potrebbe deteriorarsi. L'indice Vix del Cboe, il termometro della volatilità sui mercati, è in costante incremento. Per quanto l'attuale rally azionario abbia un 25% di probabilità di proseguire, è necessario tutelarsi rispetto al potenziale Cigno Nero, ossia un evento imprevisto che potrebbe causare un crollo delle quotazioni. E l'oro offre garanzie migliori rispetto ai classici derivati sugli indici, anche considerando i recenti massicci deflussi su alcuni Etf sul metallo prezioso.

La motivazione commerciale è legata alla domanda sostenuta di oro fisico. La banca centrale cinese nel corso del 2023 ha aumentato gli acquisti del metallo giallo per ridurre la dipendenza dalle riserve valutarie in dollari, mentre gli investitori privati cinesi hanno comprato per proteggersi dalla sottoperformance dell'economia determinata dal crollo di alcuni colossi immobiliari, Evergrande in primis. Occorre poi evidenziare che secondo un recente sondaggio del World Gold Council, il 62% delle banche centrali prevede di aumentare la quota di oro sul totale delle riserve, rispetto al 46% del 2022. Il forex strategist di J. Safra Sarasin, Claudio Wewel, ha segnalato inoltre le dinamiche macro dell'India con una crescita del Pil superiore al 6% nel 2023. «Data l'importanza del mercato indiano per la domanda di gioielli, lo sviluppo economico dovrebbe trasformarsi in un driver sempre più importante per il prezzo dell'oro», ha concluso.

La terza causa del rialzo è l'instabilità geopolitica internazionale.

Le guerre in Ucraina e tra Israele e Hamas rendono più incerto lo scenario globale. Non a caso gli analisti prevedono un prossimo rafforzamento del franco svizzero, classica valuta rifugio, sul dollaro (ieri a quota 1,105).

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