Il governatore: «Non sapevo Sono soltanto menzogne»

RomaNon è vero. Non sapevo. Non ho subito ricatti. Non ho pagato. Non mi dimetto. La giornata più lunga e più dura di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, inizia così, con una raffica di smentite. Di questa storiaccia, dice, «non ero a conoscenza». Se davvero c’è un video, insiste, «si tratta di un falso». Il tentativo di estorsione, incalza, «è basato su una bufala». Insomma, conclude, «è solo gossip, denuncerò diffamazioni e violazioni della privacy».
Alle 10.30 il governatore spiato esce dal palazzo della provincia di Frosinone, dove ha partecipato a un incontro sul sistema aeroportuale regionale. Scuote la testa. «Sono amareggiato e sconcertato per come, a pochi mesi dalle elezioni, si tenti di infangare l’uomo Marrazzo per colpire il presidente Marrazzo». Un complotto? A dare corpo questa idea ci pensa il consigliere del Pd Donato Robilotta: «Non vorrei che questa vicenda venisse strumentalizzata da quell’area del Partito democratico che non vuole ricandidare Piero». Sacrificato eventualmente sull’altare di un accordo con l’Udc. Possibile? Marrazzo allarga le braccia: «Continuerò a essere presidente con serenità e con rinnovata determinazione, ma come uomo ovviamente mi faccio delle domande».
La linea però è quella di andare avanti, mantenendo tutti gli impegni istituzionali previsti in agenda. Così eccolo alle tre di pomeriggio mentre arriva a Palazzo Chigi per partecipare a un vertice tra il governo e i presidenti regionali. Prima di entrare, si ferma brevemente sul portone e legge una dichiarazione. «Quanto è successo è un atto di gravità inaudita e dimostra che nel nostro Paese la lotta politica ha raggiunto livelli di barbarie intollerabile». Marrazzo ha gli occhi lucidi e la voce rauca. Ogni tanto deve riprendere fiato. «Non è la prima volta che si scatena contro di me un attacco che mi colpisce personalmente e politicamente». Si riferisce al Lazio-gate, allo spionaggio che prima delle scorse elezioni a cui lui e Alessandra Mussolini furono sottoposti.
E adesso? «Ho una famiglia alla quale tengo più di ogni altra cosa e che voglio preservare con tutte le mie forze. D’ora in avanti parleranno solo i miei legali». Ma niente dimissioni: «Continuerò il mio lavoro fino all’ultimo giorno di legislatura, ci sono provvedimenti troppo importanti per i cittadini del Lazio a cui dobbiamo dare esecuzione». Quanto al complotto, adesso Marrazzo frena: «Sono dispiaciuto che in questa bruttissima storia siano coinvolti alcuni carabinieri, Voglio comunque rivolgere un ringraziamento all’arma e alla magistratura per il lavoro svolto», conclude prima di ricomparire alle 19 alla premiazione del festival del cinema.
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