La Puglia, terra d’elezione della premier, abbraccia Giorgia Meloni. Quando la presidente del Consiglio arriva sul palco, la scena è già stata riempita da migliaia di bandiere. È qui che la leader di Fdi ha deciso di ambientare alcuni passaggi fondamentali del suo mandato: il G7 di Borgo Egnazia, con i capi di Stato all’ombra degli ulivi e l’Italia padrona della scena internazionale, e ora il traguardo della stabilità governativa. È Rino Gaetano che accompagna l’ingresso di «Giorgia», tutta Italia ormai la chiama così, sul palco. È la stessa canzone con cui Fdi celebrò la vittoria alle Politiche del 2022, «Ma il cielo è sempre più blu». «L’emozione è immensa nel giorno in cui diventiamo il governo più longevo della storia d’Italia. Nessuno di voi qui stasera ci è venuto per una data. Diciamoci la verità, il governo più stabile non è per forza quello più capace ma quello che ha avuto più tempo degli altri per essere giudicato. E quel giudizio siete voi con questa presenza e con questo entusiasmo».
Il sentore è che alle Politiche non manchino troppi mesi. Dopo 1413 giorni il consenso dell’esecutivo è ancora alto, anzi «più alto» di quanto lo fosse il primo giorno. Meloni chiama «famiglia» il centrodestra, e ringrazia Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. «Noi non stiamo insieme per battere lo stesso avversario. Chi si allea soltanto per questo, il giorno dopo non sa cosa fare». Il riferimento è alle contraddizioni di un campo largo che ha fatto dell’antimelonismo la sua cifra.
Mentre un tramonto aranciato investe il porto di Bari, la leader di Fdi elenca i risultati. E pone subito l’accento sulla stabilità che ha consentito all’Italia di togliersi l’etichetta di «malata d’Europa». Ora la nazione si è messa nella condizione di dire di «no». E non deve più «chiedere il permesso». Dalle prossime elezioni i cittadini dovranno scegliere «la coalizione, il candidato premier da proporre il capo dello Stato e il programma». L’argomento Politiche fa così l’ingresso dalla porta principale, in una giornata che sembra fare da preludio a un election day di Primavera.
C’è anche qualcosa da migliorare: «So benissimo che la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede ma non pensate mai che ci manchino la volontà politica o il coraggio. Non è facile scardinare incrostazioni di potere che sono vecchi di decenni, convincere una nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci, fidatevi non è facile». Il ragionamento ha una conseguenza diretta: «Non ho mai mollato e non intendo farlo adesso». Nessuna chance per chi intendeva prendere premier e coalizione per «stanchezza». «Mettetevi comodi», ironizza, rivolgendosi al centrosinistra.
Il tema dei conti è centrale, perché averli in ordine significa poter avere «meno vincoli». È un atteggiamento diverso da chi ha «sperperato col superbonus», per pagarsi la campagna elettorale con i «soldi degli italiani». A Giuseppe Conte, che non è barese ma pugliese sì, saranno fischiate le orecchie. Ma il risultato di cui Giorgia Meloni va più fiera riguarda il lavoro: «Il precariato in questa nazione non è un destino. Non ci sono mai state tante donne che lavorano in Italia». Il centrodestra rivendica la sua radice «popolare» e strattona la sinistra che il popolo lo ha abbandonato da tempo.
«Abbiamo protetto i confini di questa nazione», insiste. Giorgia Meloni riceve una telefonata da Ginevra, la figlia, e l’intervento si interrompe per mezzo secondo. È la Giorgia familiare, madre, donna e italiana, che piace al popolo. La premier non accetta «lezioni» sui dublinanti: «La sinistra ne aveva accettati 30mila, questa è la differenza». La destra è stata etichettata come «estremista per anni» e adesso Bruxelles copia il modello Albania.
Poi il passaggio sull’Islam. In Italia «non esiste un pezzo di questa nazione dove valgono altre regole». E la «libertà delle donne non è negoziabile. Non esistono luoghi di culto che si sottraggono al controllo che valgono per tutti gli altri». Nessuna tolleranza, dunque, verso la propaganda terrorista e jihadista. Il femminicidio, poi, «esiste». È quando si uccide una donna che ha inteso «essere libera», questo nell’Europa cristiana non è consentito.
Meloni è un fiume in piena. E poi apre la campagna elettorale: «Quando c’erano loro il salario era minimo davvero, quando c’erano loro i banchi a rotelle arrivavano in orario». Quando la premier la chiama «l’opposizione più duratura della storia della Repubblica», il terminal 10 del porto di Bari non si tiene più. E le filippiche sull’antifascismo restano «l’arma di distrazione di massa» per antonomasia. Per la sinistra gli elettori di centrodestra sono «bifolchi», vivono nelle «palafitte» e hanno «la clava». Sono, insomma, una «puntata di Quark». La Meloni sorride e il suo popolo con lei. Risuona l’inno d’Italia. Lei, Giorgia, si dice onorata di aver servito la patria. Ma la storia d’amore tra questa premier e la nazione sembra lungi dall’essere finita.
