La sinistra, quella dei salotti con vista sul disastro, oggi è in preda a un corto circuito. La Meloni ha infranto ogni record: governo più longevo della Repubblica, roba che fa sembrare l’era dell’Ulivo un battito di ciglia. Per la nostra opposizione, questo primato è un’apocalisse, un’anomalia da correggere col piagnisteo. Eppure, stiamo solo celebrando la normalità: stabilità
e governi che non evaporano al primo starnuto. I quotidiani nostrani, legati al cordone ombelicale della sinistra, battono i denti parlando di sventure, mentre i media esteri - quelli che loro citavano come oracoli - si sperticano in lodi. La differenza è abissale: i compagni stranieri, di fronte all’elefante nella stanza, lo riconoscono. I nostri no. L’erede di Bersani, davanti al giaguaro, fa finta di nulla e si
chiede perché non sia ancora smacchiato. Il punto non è il voto, ma l’incapacità di vedere il reale. La sinistra italiana è rimasta chiusa fuori casa, cercando ancora la chiave in un giaguaro che non c’è più.
