Tutti in festa. Tutti felici di celebrare la stabilità del governo. Il più longevo e stabile della storia della Repubblica. Giorgia Meloni a Bari; Matteo Salvini da Milano e dalla Toscana. Il leader della Lega anche ieri ha visitato cantieri. D’altronde si sa, Matteo Salvini è l’uomo del fare. E mentre a Bari si celebrano i 1.413 giorni dell’esecutivo, il Capitano festeggia a modo suo. Con Giorgia Meloni si collega a distanza. «Siamo destinati a governare ancora per altri 1000 giorni» dice nel videomessaggio, ironizzando su Conte e Schlein. Il Capitano si è detto «orgoglioso per il coraggio di aver mantenuto la sovranità», poi ricorda Bossi e Berlusconi e assicura che nella prossima legislatura porteranno a casa la riforma della giustizia. Nessuno strappo, assicurano dalla Lega. Salvini aveva impegni di partito fissati da tempo, a cominciare dalla festa leghista di Donoratico, in Toscana. Prima, tappa al Villaggio Olimpico di Milano, trasformato nello studentato che accoglierà 1.700 ragazzi. «Per me non c’è modo migliore di festeggiare il record di durata del governo che andare su uno dei cantieri che ho seguito personalmente». Cinquecento posti letto saranno sotto i 600 euro al mese. La stabilità va bene, ma il ministro preferisce misurarla in opere. Dietro la festa, però, c’è già la prossima partita. E il segretario mette un paletto: autunno 2027. Nessuna tentazione di voto anticipato. «Perché interrompere prima l’enorme lavoro che tutti stiamo facendo?» Salvini vuole arrivare «fino all’ultimo giorno per cui gli italiani ci hanno eletto». Prima ci saranno le amministrative di primavera, poi le Politiche: a quel punto la scelta sarà «fra il centrodestra e il campetto».
La coalizione dunque non si tocca. Ma da qui al voto il capitano vuole piantare qualche bandiera leghista. La prima è la manovra. La maggioranza non ha ancora iniziato a discuterne e Salvini mette già sul tavolo due dossier: pensioni e banche. Vuole consentire di lasciare il lavoro prima dei 67 anni e chiedere un «forte contributo» agli istituti di credito. «Sono convinto che sarò in grado di convincere gli alleati», avverte. Poi c’è Milano. Altra partita che per la Lega vale doppio. Salvini conta di chiudere «entro la settimana prossima» sul candidato sindaco del centrodestra. Promuove Giovanni Terzi, «persona molto valida», e punzecchia Carmelo Burgio, candidato di Futuro Nazionale: «Sicuramente può piacere ai cittadini di Anzio visto che è di lì». Per Milano, sostiene, serve qualcuno che conosca Rogoredo, Corvetto, Bovisa e Niguarda. Il bersaglio è Beppe Sala, accusato di avere «in testa altro» e di non occuparsi abbastanza della città.
L’obiettivo principale è Pontida. L’appuntamento è il 20 settembre. È lì che Salvini dovrà ricompattare il popolo leghista dopo mesi di fibrillazioni e nostalgie nordiste. Il segretario promette una manifestazione «molto bella e partecipata». Sicuramente non un plauso al fine vita. Luca Zaia si prende il merito di aver fatto passare la legge in Veneto, ma Salvini è chiaro: «Io sono per la vita, non commento gli altri». Ora bisogna arrivare al 2027. Perché l’alternativa, scandisce, è «fra questo governo e la sinistra della patrimoniale».
