Non è a Bari con Giorgia Meloni, ma è festa da record anche per lui. Antonio Tajani taglia con gli alleati il traguardo del governo più longevo della Repubblica e sottolinea sui social che è «nato in continuità anche con il governo Berlusconi, un altro che è stato più lungo della storia fino ad oggi». Il valore è soprattutto la stabilità.
Il vicepremier e leader di Forza Italia si collega con la festa barese di FdI e rivendica la forza del centrodestra, che dal 94 «è una coalizione stabile di governo dove prevalgono i principi di lealtà, correttezza, amicizia e fedeltà nei confronti degli elettori». Non solo un insieme di partiti, insomma, ma «rapporti personali solidi» tra i leader, assicura. «A volte possiamo discutere, confrontarci, ma prevale sempre l’interesse generale». Usa il concetto di Berlusconi, quel farsi «concavi e convessi» per rimanere uniti. D’altronde, il vicepremier ha le idee chiare sull’opposizione: «Oggi il centrosinistra è morto, non esiste più. Non c’è alternativa a questo governo».
Tajani ha scelto di essere in questa giornata a Cernobbio, per il Forum Teha su «Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive». Lì parla da ministro degli Esteri della situazione internazionale, spaziando dalla Russia e una possibile «guerra ibrida per condizionare il voto» del prossimo anno al «fondamentale» rapporto con gli Usa «qualunque sia il presidente di turno», dall’Europa che per essere più forte dovrebbe anche «ridurre i voti all’unanimità» (ma su questo il governo non concorda) alla partecipazione giusta come osservatori al Board of peace per Gaza, alla crisi energetica dello stretto di Hormuz .
A Villa d’Este, il segretario azzurro entra lo stretto indispensabile nelle beghe interne al centrodestra e liquida i sondaggi che danno il partito di Vannacci al 10%, sopra Fi, con un «sono i voti che contano», ricordando che si diceva lo stesso dopo la scissione del Ncd di Alfano, che poi prese il 3-4%.
Tajani da un lato conferma l’adesione al centrodestra e dall’altro distingue l’identità del suo partito, a cominciare dall’europeismo. Lui che è stato presidente del parlamento Ue e prima a lungo commissario vorrebbe Bruxelles più forte, ma rivendica la centralità dell’Ue, anche nelle guerre in Ucraina e Medio Oriente. «Non farei mai parte di questo governo se fossi convinto che è contro l’Europa», assicura. Sempre in un’intervista a Ferruccio De Bortoli, aggiunge: «Dobbiamo convincere gli americani che senza Ue perderanno la sfida con la Cina. Anche con l’Africa avranno bisogno dell’Europa. E così per la corsa alle materie prime».
Comunque, per Tajani, la diffidenza degli Usa verso l’Ue è ben diversa da quella di Mosca, che «vuole ricostruire l’Urss» e non si può accostare nazionalismo Maga e suprematismo russo. Sull’ipotesi di riaprire una discussione sul ricorso alle riserve congelate, il ministro non si sbilancia, ma precisa: «Non siamo in guerra con la Russia, vogliamo solo proteggere l’Ucraina e il nostro stile di vita, però la Russia forse vuole essere in guerra con noi». E il titolare della Farnesina rilancia l’allarme per il voto del 2027, dice che «le fake news sono all’ordine del giorno, gli attacchi hacker costanti e poi basta leggere qualche libro di storia per capire che cos’è in quel tipo di cultura la disinformatja».
