Sembra che stia tirando aria di rivolta tra i ranghi dell'esercito russo, impantanato dal 2022 nel conflitto in Ucraina che, ad oggi, pare ancora essere lontano dalla sua conclusione. I sospetti nascono dal video di un ex comandante di battaglione, Aleksandr Lunin, che da ieri ha totalizzato 12 milioni di visualizzazioni. Nel filmato, l'uomo denuncia i trattamenti brutali a cui sono sottoposti i soldati di Mosca per mano dei loro ufficiali. Parla di torture, estorsioni ed esecuzioni sommarie, invii in missioni suicide come punizioni e condizioni disumane. Afferma di essere in contatto con esponenti di alto livello dell'armata di Putin e minaccia apertamente il Cremlino di trascinare il Paese "in un bagno di sangue".
"Oggi è venuto da me un rappresentate 'dei servitori del popolo' (probabilmente un funzionario, ndr), ieri ho incontrato delle persone, rappresentati dei vertici delle forze di sicurezza e del ministero della difesa e hanno mi recapitato un messaggio per Vladimir Vladimirovich. Vi chiedo un'udienza in diretta televisiva, in cui racconterò tutta la verità su quello che sta succedendo nel nostro Paese", ha detto Lunin. "In questo momento centinaia, migliaia, decine di migliaia dei nostri soldati sono rinchiusi negli zindan (celle di detenzione improvvisate, ndr). Sono stati puniti dai loro comandanti. Restano lì, marciscono, subiscono torture e violenze da parte dei cosidetti 'Gestapo', i loro comandanti. Sono stati puniti perché si sono rifiutati di eseguire ordini stupidi e suicidi. Perché si sono rifiutati di consegnargli il proprio denaro. Alla fine questi uomini vengono uccisi e dichiarati dispersi". L'ex comandante, poi, si rivolge direttamente a Putin: "Vladimir Vladimirovich, prestate attenzione a questa cosa. Invitatemi da voi. Le conseguenze saranno molto serie. Se a breve non sarò al Cremlino con voi e non parlerò, l'esercito volterà le armi contro il Cremlino e il Pese precipiterà in un bagno di sangue".
In un secondo video, Lunin ha affermato che "se dovesse accadermi qualcosa, o se dovesse succedere qualcosa ai miei cari, alla mia famiglia, sarà il segnale per l'inizio delle azioni. Io sto trasmettendo un messaggio, niente di più. Non sono il leader di una ribellione. Si sono rivolti a me per una semplice ragione: perché non posso essere preso".
Di primo acchito, le sue parole potrebbero essere considerate solo come "dichiarazioni forti" di un veterano scontento. Ma potrebbe esserci qualcosa di vero nelle sue minacce. Nel corso degli anni di guerra, infatti, le voci contrarie all'invasione dell'Ucraina sono state messe tutte a tacere una dopo l'altra. Questi video, invece, sono rimasti in circolo e ha totalizzato numeri di visualizzazioni considerevoli. In più, lo stesso portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ne ha parlato durante un'intervista. "Sui social network e nei nei vari video si sta diffondendo l'appello di un veterano dell'operazione militare speciale (SVO), Aleksandr Lunin, rivolto al presidente. Afferma che i militari al fronte vengono maltrattati dai comandanti, sostiene che simili episodi siano frequenti e minaccia una rivolta se Putin non lo riceve, non ascolti le sue ragioni e non venga rilasciato un appello congiunto. Il presidente è al corrente? Potrebbe commentarlo?", gli ha chiesto l'intervistatore. "No, però in effetti ci è stato detto che c'è quest'appello, ma non abbiamo ancora avuto modo di esaminarlo. Per cui non me la sentirei di fare alcun commento al riguardo. Tuttavia, da quanto riferite voi, sembra ci siano delle formulazioni piuttosto insolite per cui a maggior ragione bisogna prima esaminarlo".
Lunin ha pubblicato anche un terzo video, dove ha parzialmente corretto il tiro e ha affermato di non avercela con Putin, ma con i blogger pro-guerra che parlando di un conflitto che, secondo la loro narrazione, starebbe andando a gonfie vele per le forze di Mosca. Non sappiamo se sia stata effettivamente una correzione volontaria o se abbia subito pressioni, oppure se anche questa piccola marcia indietro sia una strategia di comunicazione. Rimane il fatto che non ha smentito le sue precedenti dichiarazioni riguardo a un ammutinamento di massa delle forze armate.
Che nelle sale del Cremlino siano effettivamente preoccupati dopo più di quattro anni di fallimenti militari, soldati usati come carne da macello e guadagni territoriali minimi? E a tutto questo, bisogna aggiungere la pressione sempre più forte che Kiev sta esercitando sulla rete di approvvigionamento energetico della Federazione.
Al momento, è ancora presto per prevedere come quesa vicenda si evolverà, nonostante il fantasma della rivolta di Prigozhin aleggi ancora sulla strada verso Mosca. Ma è utile ricordare, visto che spesso Putin viene chiamato "lo Zar", che tra i motivi che portarono alla caduta dell'Impero russo vi fu proprio anche una guerra mal gestita.