«Hormuz si aprirà molto presto oppure l’Iran subirà un colpo durissimo». È stata l’ultima minaccia del presidente americano Donald Trump in un’intervista a Fox News. «Li abbiamo colpiti molto, molto duramente, ma il colpo più duro deve ancora arrivare, e spero che non dovremo usarlo. Spero che non ce ne sarà bisogno», ha aggiunto il tycoon.
E così pare. Iran e Oman hanno raggiunto l’accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il patto, oggetto di negoziati da diverse settimane, mira anche a ripristinare la tregua tra Usa e Iran e a far ripartire le trattative per un accordo sul nucleare. L’accordo in discussione prevederebbe, sulla falsariga del memorandum di Islamabad, un cessate il fuoco di 60 giorni, prorogabile, il congelamento degli attacchi da entrambe le parti e la ripresa dei negoziati di giugno per tentare di raggiungere un’intesa non solo sulle rotte commerciali nello Stretto ma anche sul nucleare.
Sull’accordo dovrà pronunciarsi l’amministrazione Trump, anche se il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha ieri continuato a negare che siano in corso trattative con gli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto, descrivendo invece i colloqui con l’Oman come un processo esclusivamente bilaterale. Anzi, Washington viene considerato più un impaccio: «Stiamo lavorando a una dichiarazione congiunta, a patto che terze parti non vengano a ostacolare il processo», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei.
Durante i 2-4 mesi di vigore del piano il traffico nello strategico braccio di mare in entrata, direzione Golfo Persico, transiterà esclusivamente lungo una corsia settentrionale situata all’interno delle acque territoriali iraniane, ponendo di fatto queste navi sotto la diretta sorveglianza e il controllo di Teheran. Quello in uscita, direzione Mar Arabico, percorrerà una corsia meridionale all’interno delle acque territoriali dell’Oman, gestita dalle autorità di Muscat in stretto coordinamento con l’Iran. È inoltre previsto un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta liberata, questa diventerà un corridoio centrale permanente per i flussi in entrambe le direzioni. L’Iran starebbe quindi valutando l’apertura a operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz da parte di Paesi europei. Non si applicheranno pedaggi fissi per i primi 60 giorni. Verrà tuttavia introdotta una «tassa di servizio» finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni l’Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, ma questo sarà uno dei nodi da sciogliere nelle trattative. Teheran punta a tariffe tra il 5 e il 7 per cento.
I prezzi del petrolio intanto sono aumentati leggermente dopo che il movimento Houthi yemenita, alleato dell’Iran, ha lanciato diversi missili balistici contro la petroliera battente bandiera saudita «Wafa» nel Mar Rosso, al largo di Yanbu, l’ultimo attacco al traffico marittimo mediorientale che ha interrotto le forniture energetiche globali. Si tratta dell’ottava nave presa di mira dall’inizio del blocco il 22 luglio. Tuttavia, i prezzi globali del greggio rimangono vicini ai livelli più bassi dall’inizio di luglio, essendo crollati bruscamente negli ultimi due giorni dopo che Trump ha annullato nuovi attacchi contro l’Iran, e avviato nuovi colloqui che, a suo dire, potrebbero porre fine al conflitto.
