C’è una frase, nell’ordinanza con cui il gip del Tribunale per i Minorenni di Milano ha disposto la custodia cautelare per un sedicenne di Como, che vale più di ogni altra riga del fascicolo. La pronuncia la preside della sua scuola, interpellata dagli investigatori: il ragazzo è «schivo e poco incline al dialogo con i coetanei», e passa «gran parte della giornata sul web». Non è un profilo criminale, è un ritratto da consiglio di classe. Ed è proprio in quella distanza tra la banalità della descrizione e l’enormità di quello che gli inquirenti hanno trovato sui suoi dispositivi che si misura la vertigine di questa storia.
Il fascicolo, costruito in mesi di intercettazioni disposte dalla sezione Antiterrorismo, guidata da Beniamono Montanaro, della Digos di Milano nell’ambito di un’indagine antiterrorismo internazionale, racconta di un adolescente che si muoveva tra Discord, Reddit e piattaforme in lingua araba con la disinvoltura di chi ha imparato a navigare in anonimato prima ancora di imparare a guidare. Account multipli, Vpn, il browser Tor: gli strumenti di chi vuole sparire dai radar delle forze dell’ordine, applicati con una competenza che stride con l’età anagrafica. In uno di questi account, il vanity name scelto dal ragazzo - «abuhudhayfah» è un omaggio esplicito al portavoce ufficiale dello Stato islamico. Non un caso, non un’infatuazione passeggera: nella sezione bio compare un link che rimanda a canali di propaganda jihadista, e nella cronologia delle sue ricerche gli investigatori trovano, ricorrente, la parola «nasheed», ovvero i canti di propaganda dell’estremismo islamico, che il ragazzo non si limitava ad ascoltare, ma traduceva dall’arabo all’italiano, al francese, all’inglese, con una applicazione da filologo prestata a una causa che di accademico non ha nulla.
È in una conversazione con un interlocutore soprannominato «Timus Maximus» che il quadro si fa definitivo. Il ragazzo scrive di essere stato «dentro i media di propaganda», di essere stato «un sostenitore attivo dello Stato islamico». E poi, davanti a un video, lascia cadere una frase che il gip cita per intero nell’ordinanza, perché da sola motiva la gravità della misura cautelare: se si fanno saltare in aria i genitori di qualcuno, scrive, ci si può aspettare che «più persone radicali» si uniscano alla causa. Aggiunge, come fosse un rammarico anagrafico più che morale, che se avesse due anni in più farebbe parte di loro.
C’è poi un secondo capitolo, apparentemente incompatibile con il primo, e proprio per questo più inquietante. Nelle stesse settimane, sugli stessi dispositivi, il ragazzo intratteneva conversazioni in cui salutava un altro utente con «Heil Hitler» e condivideva simboli nazisti, insulti razziali, riferimenti espliciti all’eliminazione di persone di colore, ebrei e omosessuali. Gli inquirenti hanno un termine per questa convivenza che sulla carta sarebbe una contraddizione ideologica e nella pratica, sempre più spesso, non lo è: «white jihad», la saldatura tra suprematismo bianco ed estremismo islamico, due mondi che si combattono nei manifesti e si scambiano contenuti nelle chat.
La perquisizione domiciliare, eseguita a fine giugno, ha restituito agli inquirenti un archivio che va oltre la propaganda: video di esecuzioni e addestramento prodotti dai canali mediatici ufficiali dello Stato islamico, il filmato integrale dell’attentato di Christchurch compiuto dal suprematista Brenton Tarrant, un manifesto riconducibile ad al Qaida nel Maghreb islamico, e un video girato, annota l’ordinanza, in quella che sembra «una comune cucina domestica» che mostra passo dopo passo l’assemblaggio di un ordigno esplosivo artigianale.
Il gip Laura Margherita Pietrasanta ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e un concreto rischio di reiterazione, disponendo per il ragazzo la misura più severa prevista per un minorenne: la custodia cautelare in un istituto penale minorile. Una decisione che pesa, ed è pensata per pesare, perché scrive il giudice la protrazione nel tempo della condotta e la varietà dei materiali rinvenuti non raccontano un episodio isolato, ma «una pericolosa inclinazione a delinquere».
