Ieri la famiglia rimasta senza casa è stata ricevuta dai Servizi sociali del Municipio 7. Ne abbiamo scritto su queste pagine: mamma Marina, papà e ragazzo di 16 anni costretti a dormire sugli autobus fino a fine corsa e poi restando in dormiveglia sulle panchine considerate più sicure. Dallo sfratto della casa della mamma di lei, nel maggio 2025, la coppia è sempre vissuta di lavori saltuari - oltre che di carità - e non si è mai potuta permettere il lusso di pagare un affitto. Il ragazzo ha abbandonato la scuola, «era troppo stanco e si addormentava sui banchi». E quando, grazie all’aiuto dei volontari della parrocchia, la coppia è riuscita a interfacciarsi con i Servizi abitativi di piazzale Cimitero Monumentale per richiedere un Sat, (un alloggio temporaneo assegnato in emergenza) si è vista fissare l’appuntamento il prossimo 13 gennaio. Grazie poi all’intervento della consigliera Mariangela Padalino, capogruppo di Noi Moderati, l’incontro è stato anticipato a ieri. Lieto fine? Non proprio. «È stato proposto a me e al ragazzo di sistemarci in un appartamento in condivisione con altri ma senza il mio compagno, che è il padre di mio figlio (oltre che senza il nostro cagnolino)».
Per il compagno? «Nulla, non fa parte del mio stato di famiglia». (Dunque, anche per questa giunta, una coppia di fatto non ha diritti se non risulta convivente. Ulteriore paradosso: chi convive senza un tetto è una coppia fantasma, il cielo non è contemplato nel pantano burocratico. Ci si chiede poi perchè respingere il cane). Alternativa: «Visto che non sembravamo contenti ci è stato suggerito di prendere in affitto un monolocale e poi i Servizi Sociali ci avrebbero aiutato ad arredarlo. Ma chi stipula un contratto con due persone che non hanno una busta paga e che non possono garantire affitto e caparra?». Insomma, anche la seconda proposta sembra fare acqua. Terza ipotesi più che altro un suggerimento - : «Cercate sistemazione fuori città perchè Milano è congestionata». (Lo vediamo: da persone ultra ricche che hanno alzato i prezzi di mercato investendo nella speranza di affittare a inquilini super benestanti. Poi ci sono le case popolari, di Aler e del Comune, ma per beneficiarne occorre avere un Isee dichiarato, basso quanto si vuole, ma averlo. E in soldoni significa avere un reddito, un lavoro). La coppia al momento lavora in nero. Perciò non ha un tetto, nemmeno provvisorio, nemmeno per ripartire. Milano non contempla persone senza Isee.
Così dopo aver firmato il rifiuto della sistemazione che li avrebbe separati, Marina ha scritto una lettera all’assessore ai Servizi Sociali Lamberto Bertolè con il racconto della loro vita disagiata: «Siamo consapevoli che la nostra situazione è frutto di nostre colpe e incapacità ma pensiamo di stare pagando le nostre responsabilità oltre il normale senso di umanità: dormire fuori è terribile oggi che fa molto caldo e lo è anche d’inverno quando piove e fa freddo». Poi, a proposito dell’incontro di ieri, «abbiamo ricevuto due proposte sconcertanti che, sommate al precedete “non possiamo farci niente” e all’appuntamento per i Servizi di emergenza fissato a più di 5 mesi ci porta al più totale sconforto perchè ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni. Crediamo nelle istituzioni e nelle regole tanto che abbiamo allontanato il pensiero di sfondare la porta di una casa popolare lasciata vuota, perchè, come aspettiamo noi, anche altri aspettano e non sarebbe giusto. Però vivere fuori non è vita, nostro figlio deve ricominciare ad andare a scuola appena saremo sereni, vogliamo dare continuità alla nostra famiglia, vogliamo tornare a vivere. Chiediamo a Lei un interessamento personale, pensiamo che il Comune disponga di soluzioni adeguate. Non chiediamo di avere ciò che altri hanno potuto e saputo costruirsi ma il minimo per vivere dignitosamente, far studiare il figlio e riuscire a lavorare in maniera continuativa, per poterci riscattare da questa situazione e non pesare sulla società».
